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gennaio 2021

Pietre d’Inciampo per “ricordarsi di ricordare”

La prima Pietra d’Inciampo posata a Milano nel gennaio 2017 in Corso Magenta 55, dove abitava Alberto Segre, padre di Liliana. Foto Comune di Milano.

Cari Amici,
avete mai sentito parlare delle Pietre d’Inciampo?

Sono dei piccoli blocchi quadrati di pietra (10×10 cm), ricoperti di ottone lucente, posti davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi di sterminio nazisti: ne ricordano il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte.

Un progetto monumentale europeo per tenere viva la Memoria di tutti i deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti che non hanno fatto ritorno alle loro case.

La prima Pietra d’Inciampo, Stolpersteine, in tedesco, fu posata a Colonia, in Germania, nel 1995 per iniziativa dell’artista Gunter Demnig (nato a Berlino nel 1947) come reazione a ogni forma di negazionismo e di oblio, al fine di ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo, che per qualsiasi motivo siano state perseguitate: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali.
Grazie a un passa-parola tanto silenzioso quanto efficace, oggi si incontrano Pietre d’Inciampo in oltre 2.000 città per un totale di oltre 70.000 in tutta Europa.
In Italia, le prime Pietre d’Inciampo furono posate a Roma nel 2010 e attualmente se ne trovano a Bolzano, Genova, L’Aquila, Livorno, Milano, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia oltre ad altri numerosi centri minori. Ve ne sono 237 in Lombardia e 90 a Milano.

Per spiegare la propria idea, Gunter Demnig – che posa personalmente le “Pietre d’Inciampo” – ha fatto proprio un passo del Talmud: “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.

Obiettivo della “Pietra d’Inciampo”, un inciampo emotivo e mentale, non fisico, è mantenere viva la memoria delle vittime dell’ideologia nazi-fascista nel luogo simbolo della vita quotidiana – la loro casa – invitando allo stesso tempo chi passa a riflettere su quanto accaduto in quel luogo e in quella data, per non dimenticare.

A Milano con un formale atto costitutivo, in data 8 settembre 2016 è stato formato un Comitato di scopo, denominato: “Comitato per le “Pietre d’Inciampo” – Milano”, che raccoglie, probabilmente per la prima volta dopo la Liberazione e lo scioglimento dei C.L.N., tutte le associazioni legate in qualche modo alla memoria della Resistenza, di tutte le Deportazioni, dell’Antifascismo. Associazioni che hanno così deciso di partecipare ad un progetto importante di memoria in modo condiviso e paritetico.

Presidente e simbolo di questa raggiunta condivisione è niente di meno che Liliana Segre, nominata Senatrice a Vita nel gennaio 2018 con decreto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Non-a-caso la prima Pietra d’Inciampo a Milano fu posata nel gennaio 2017 in Corso Magenta 55, dove abitava Alberto Segre, padre di Liliana, anche lei deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944, all’età di 13 anni e sopravvissuta, mentre il padre morì il 27 aprile 1944. Anche i nonni paterni furono deportati e uccisi e le loro Pietre d’Inciampo sono state posate nel gennaio 2019 accanto a quella di Alberto.
Le altre prime cinque pietre sono state posate in memoria di Gianluigi Banfi, Adele Basevi Lombroso, Dante Coen, Melchiorre De Giuli, Giuseppe Lenzi.

Quest’anno verranno posate 31 nuove Pietre d’Inciampo a Milano e per l’occasione è stato creato un account Instagram milanopietredinciampo dove avrete l’opportunità di leggere la storia delle vite di chi venne strappato dalla propria casa e più non vi tornò.

Vi ricordo che potete anche consultarle qui 👉🏻 www.pietredinciampo.eu/persone-le-storie/

Tra le tante vite nascoste in questi sampietrini di piccole dimensioni, mi soffermo su quella di Gianluigi Banfi (detto Giangio).

Nato il 2 aprile 1910 a Milano, arrestato a Milano il 21 marzo 1944 per attività cospirativa antifascista.
Deportato a Fossoli il 27 aprile 1944 e quindi a Mauthausen il 4 agosto 1944.
Muore il 10 aprile 1945, esattamente 40 anni prima della mia nascita, nel campo di Gusen.

Ne avete mai sentito parlare?

E se vi dicessi che è l’autore, insieme ad altri, della Torre Velasca di Milano (1958)?

Laureato in architettura al Politecnico di Milano, Gianluigi Banfi, a soli 21 anni fonda nel 1931 con Belgiojoso, Peressuti e Rogers lo Studio BBPR, che sviluppa un’intensa attività professionale nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, degli allestimenti, dell’arredamento e del design, diventando, in pochi anni, punto di riferimento della Architettura Razionalista in Italia.

Dopo la proclamazione dell’Impero nel ‘36 e l’emanazione delle leggi razziali del ‘38 Banfi diventa manifestamente antifascista. Dopo l’8 settembre ‘43 lo studio di via dei Chiostri diventa un centro di organizzazione e di cospirazione del Movimento Giustizia e Libertà, di iniziative antifasciste, di diffusione di stampa clandestina, di assistenza al passaggio di antifascisti ed ebrei in Svizzera e di compilazione di mappe per gli aviolanci degli Alleati alle formazioni Partigiane. Viene arrestato il 21 marzo del 1944 con Belgiojoso a causa di una delazione estorta che comporta la liquidazione del gruppo dirigente milanese del Partito d’Azione. Carcerato a San Vittore, parte il 27 aprile 1944 dal Binario 21 per il campo di transito di Fossoli, dove è impegnato nel dibattito politico che rappresenta il contributo democratico ai valori fondamentali trasmessi dalla Deportazione Politica alla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza. Parte da Fossoli il 25 luglio ‘44 per Bolzano e arriva a Mauthausen il 4 agosto. Muore a Gusen-2 di fame, di stenti, di torture, di lavoro schiavo, di sevizie e malattie il 10 aprile 1945, a 35 anni appena compiuti.

La sua Pietra d’Inciampo si trova proprio dov’era il suo studio, in Via dei Chiostri, 2, non lontano dalla Pinacoteca di Brera.

Un’altra curiosità. Anche Belgiojoso viene deportato a Gusen, ma riesce a sopravvivere alla prigionia del campo e a far ritorno in Italia dopo la liberazione, da parte delle truppe alleate, del lager nazista. Questa forte presa e compromissione nella guerra dei BBPR si manifesta nel lavoro dello studio, dopo la fine del conflitto, con un’opera emblematica come il monumento ai morti nei lager tedeschi a Milano nel Cimitero monumentale (1946) che fu anche uno dei primi progetti dello studio BBPR. Sospeso al centro della matrice di tubi bianchi una gavetta contiene terra dal campo di campo di sterminio di Gusen. I pannelli di marmo bianco e nero, parlano di martiro, persecuzione, giustizia e libertà. Intorno al monumento otto lapidi portano nomi di Milanesi morti nei lager.

https://www.ordinearchitetti.mi.it/

Tornando alle Pietre d’Inciampo dobbiamo essere consapevoli che la piccola pietra di ottone chiama letteralmente ciascuno di noi che, parafrasando Primo Levi, “viviamo sicuri nelle nostre tiepide case e tornando a casa a sera troviamo cibo caldo e visi amici” a riflettere su quanto sia importante “ricordarsi di ricordare” e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta.

Un caro saluto 🤗

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Credits

Il testo di questo articolo si è affidato alle parole del meraviglioso sito web: www.pietredinciampo.eu

ARTE IN CASA ~ La favola dei Magi ✨

Cari Amici,
anche se l’Epifania le feste le ha già portate via, desidero condividere con voi una bella favola ✨ che non vedo l’ora di raccontare a mia figlia Sara e il nostro dialogo me lo immagino così. 🥰

E. C’erano una volta i tre Magi.
S. Chi sono i Magi, mamma?
E. Se ci pensi bene Magi ricorda la parola magia.
Sembra, infatti, che questi uomini fossero come dei maghi, capaci di leggere il cielo: sono gli astrologi.
C’erano una volta i tre Magi che, viaggiando sulla schiena dei loro cammelli, 🐪 iniziarono a seguire una stella ⭐ nel cielo. Questa stella un giorno si fermò sulla casa di un bambino chiamato Gesù.
Quando entrarono incontrarono lui e la sua famiglia.
Avevano portato con sé dei doni speciali da regalare al bambino: oro, incenso e mirra.
S. Perché i Magi regalarono questi doni al bambino?
E. Sai, succede anche oggi. Quando sei nata, parenti e amici ti hanno portato dei doni.
S. Sì, certo perché conoscono te e papà. I Magi conoscevano Gesù e la sua famiglia?
E. Sì, perché quel bambino chiamato Gesù era il re dei Giudei, un popolo antico. Non solo. Questo re fece cose grandi, ma te le racconterò un’altra volta.
S. Mamma, i Magi avevano un nome?
E. Certo che sì. Si chiamavano: Gaspare, Melchiorre e Baldassare.
S. Che nomi bizzarri!
E. Già! Sai che esistono ancora, non molto lontano da Novara?
S. Davvero??? Dove?
E. A Milano, nella chiesa di Sant’Eustorgio.
S. Oh sì! La conosco bene! Sai, nella pancia ho ascoltato i tuoi racconti: è l’unica chiesa di Milano ad avere un campanile sul quale vi è una stella a otto punte! La stella dei Magi!
E. Ora ascolta bene questa storia. Secondo un’antica tradizione quando i Magi morirono a Gerusalemme, i loro corpi furono successivamente riuniti in un’unica tomba e trasferiti a Costantinopoli da Elena, madre dell’imperatore Costantino e appassionata ricercatrice delle primitive vestigia del Cristianesimo.
Nel IV secolo, l’imperatore di Costantinopoli, Costante, donò a un signore di nome Eustorgio, i corpi dei tre Magi, durante il suo viaggio in Oriente, prima di diventare vescovo a Milano.
Le sacre spoglie furono trasportate da Costantinopoli alle coste tirreniche via nave. Qui l’arca (un sarcofago di grandi dimensioni) sbarcò e Eustorgio la pose su un carro trainato da buoi. 🐂Giunti a Porta Ticinese, all’ingresso di Milano, l’arca divenne pesantissima e i buoi crollarono esausti a terra. Eustorgio capì che si trattava di un segno divino: fu così che, in quel luogo, ordinò di fondare una chiesa.
Fu l’imperatore Federico Barbarossa, durante il saccheggio di Milano del 1162, ad impossessarsi dei corpi dei Magi, facendoli trasportate a Colonia, in Germania, dove tuttora si trovano.
Nei secoli successivi i milanesi cercarono di ottenere la restituzione delle reliquie.
Solo agli inizi del 1900, grazie all’intervento del cardinal Ferrari, alcuni frammenti dei sacri resti tornarono alla basilica di Sant’Eustorgio.
Ed è ancora lì che oggi si trovano.
Non solo. Accanto c’è anche un grande e antico sarcofago, rimasto vuoto, sul cui coperchio sono scolpite una stella e la scritta, settecentesca, Sepolcrum trium Magorum.
S. Oh sì, anche questo ricordo: quella scritta l’hanno tradotta in dialetto milanese, i trì lumagòn! 🐌 🐌 🐌
E. Infine, cara Sara, devi sapere che dal 1300, a Milano, in occasione della festività dell’Epifania si svolge il corteo storico dei Magi organizzato proprio dalla parrocchia di Sant’Eustorgio.
S. Mamma, ti stai dimenticando un particolare …
E. Sì, ho già capito. All’interno della chiesa si trova un bellissimo capitello, di quelli istoriati, i miei preferiti, che raffigura proprio la favola che ti ho raccontato: il carro trainato dai buoi con l’arca dei Magi, scortata da un angelo.
S. Mamma, sai una cosa? Anche se questa storia me l’hai raccontata tantissime volte, la trovo sempre una favola bellissima!
Solo un’ultima domanda: la stella dei Magi era una stella cometa?
E. Questa, Sara, è un’altra storia.

Buona serata! ⭐
elysArte

Immagini: http://www.museosanteustorgio.it

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