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parole che rotolano, immagini che catturano, luoghi da conoscere, emozioni da vivere…

Mese

agosto 2020

Sorprese artistiche

 

Cari Amici,
le opere che sto ammirando insieme a mia figlia Sara appartengono ad uno dei grandi pittori della scuola vigezzina, un pittore al quale mi sono affezionata.
Forse per la sua formazione artistica che sento vicina alla mia, forse per la semplicità dei suoi soggetti, forse per la sua tecnica.
Non-a-caso durante il nostro secondo soggiorno in Val Vigezzo, a Santa Maria Maggiore, si tiene una sua mostra che visito appena arrivati.
Sto parlando di Giovanni Battista Ciolina (Toceno, 1870-1955).
Desidero condividere con voi la storia del quadro visibile in fotografia.
Si tratta, in realtà, di un disegno, l’ultimo bozzetto grafico propedeutico alla grande tela dal titolo Il filo spezzato, esposto alla Terza Triennale di Milano nel 1897.
L’opera definitiva (a olio su tela e oggi in collezione privata) riscosse sinceri apprezzamenti presso la critica del tempo e permisero all’artista di farsi strada sulla piazza milanese.
Non solo. E’ la prima volta che Ciolina manifesta la sua adesione alle istanze divisioniste e un interesse verso i temi di matrice simbolista.
All’interno di una stalla trovano rifugio una madre con il proprio bambino e una vecchia che sembra essersi addormentata.
Una scena intrisa di intimità che diventa metafora delle tre età della vita.
Forte è il richiamo dell’opera Le due madri di Giovanni Segantini (Milano, Galleria d’Arte Moderna) presentata dell’artista di Arco alla Prima Triennale di Brera del 1891, alla quale Ciolina venne rifiutato.
De Il filo spezzato esistono tre versioni di minori dimensioni.
Una di queste si trova alla Galleria Giannoni di Novara, grazie alla terza ed ultima donazione (1938) di Alfredo Giannoni che strinse con Ciolina un intenso rapporto di collaborazione.

Buona serata 😊
elysArte

Credits
Immagini “Il filo spezzato”, 1897: http://www.pinterest.it/museoildivisionismo/

Ti offro da bere al Bar del Drago Verde! ðŸ‰

Vedovella o bar del drago verde in Piazza della Scala

Cari Amici,
il bello di Milano è che, in qualsiasi luogo voi vi fermiate, la città custodisce segretamente una, due, tre, tante storie da raccontare.
Tra le tante storie di Piazza della Scala desidero raccontarvi quella più semplice.
Quella della fontanella, comunemente chiamata vedovella o bar del drago verde, che si trova di fronte a Palazzo Marino.
Avete mai fatto caso che ha una fisionomia diversa rispetto alle oltre 400 vedovelle che costellano la città offrendo ristoro sicuro a tutti?
E’ l’unica realizzata in ottone dorato e non in ghisa ed è incorniciata da un’elegante greca in mosaico.
E’ la più antica di Milano e venne disegnata dall’architetto Luca Beltrami negli anni Venti del Novecento.
Luca Beltrami fu architetto, conservatore, restauratore, storico dell’arte ed esperto di arte lombarda, professore all’Accademia di Brera e al Politecnico, incisore, fotografo, scrittore, giornalista e uomo politico.
Famoso nel campo del restauro, poiché si basava sulla veridicità della storia e dei suoi documenti, fu uno dei pochi a preoccuparsi del contesto del monumento, basandosi su una documentazione storica della vita dell’edificio.
Tra le tante testimonianze tangibili della figura di Beltrami in città vi ricordo: la facciata di Palazzo Marino, il restauro del Castello Sforzesco, la ricostruzione della Torre del Castello Sforzesco, detta “del Filarete”, la sinagoga centrale in Via Guastalla.
Presso la Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco sono inoltre conservati il fondo bibliografico e il carteggio personale (1880-1932), donati dallo stesso Beltrami al Comune di Milano: la Raccolta Beltrami è costituita da manoscritti, libri, disegni, stampe e fotografie, materiali da lui utilizzati come strumenti di lavoro.

Afflitto da un male incurabile, Luca Beltrami morì a 79 anni l’8 agosto 1933 a Roma. Da qui il feretro partì dalla Stazione Termini per Omegna (VCO) per essere sepolto nella cappella gentilizia di famiglia nel cimitero della frazione di Cireggio.
Nel 1985, dopo oltre cinquant’anni, il corpo di Beltrami venne traslato nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, dove si trova ancora oggi.

E’ sempre emozionante pensare che anche sotto il verde ramarro di una semplice fontanella si nasconda la storia di una grande persona.

Un caro saluto 🤗

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