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Eccomi ancora a Milano.
Questa volta per esplorare una vigna, o meglio la Vigna, quella di Leonardo.
Nonostante la mia natura “da guida”, mi piace conoscere luoghi di cui conosco solo il nome e non ho molte informazioni.
Una “caccia al tesoro” dove la giusta aspettativa amplifica lo stupore della scoperta.
E’ una sorta di gioco che mi diverte e tiene ben allenata quella “fame di conoscenza” che noi esseri umani abbiamo intrinseca nel sangue ma che, a mio avviso, dobbiamo sempre ridestare e sollecitare per sentirci sempre più parte di qualcosa di grande, che ci circonda e ci abbraccia con le sue meraviglie.
In fondo…è una bellezza gratuita!

Il desiderio di fotografare domina sulle informazioni dell’audio guida che ci consegnano all’inizio del percorso.
Attivo il mio processo di sintesi delle informazioni e recepisco alcune parole chiave, tra cui Rinascimento, Sforza, Leonardo, Vigna, Ettore Conti, Piero Portaluppi e le abbino agli affreschi, alle architetture e agli scorci che ammiro.
E, come sempre, si compone una bella storia, della quale, non-a-caso, ho conosciuto qualche anteprima…

UN PO’ DI…STORIA

CRONACA DI UN PROGETTO – Piero Portaluppi e le case degli Atellani

Non lontano dal Cenacolo di Leonardo da Vinci e di fronte a Santa Maria delle Grazie, la casa degli Atellani è, seppur modificata nei secoli, il solo edificio di corso Magenta che conservi ancora un aspetto rinascimentale. Ma chi erano gli Atellani? Gli Atellani, o della Tela, erano una famiglia di cortigiani e diplomatici, originari della Basilicata, giunti al nord nel corso del Quattrocento, al servizio dei duchi di Milano, di Ludovico il Moro e degli Sforza. È proprio il Moro, nel 1490, a regalare a Giacometto della Tela, capostipite conosciuto della famiglia, due case a corte con giardino situate lungo il borgo delle Grazie, l’attuale corso Magenta. Due case vicine e separate: l’una nel luogo dello scomparso numero civico 67; l’altra, probabilmente già ricostruita nel primo Cinquecento, nel luogo dell’attuale ingresso al numero civico 65. I discendenti di Giacometto le abitano fino al Seicento. Nel 1919 il senatore Ettore Conti ne diventa il nuovo proprietario e affida all’architetto Piero Portaluppi, suo genero, l’incarico di trasformarle nella sua nuova abitazione. Portaluppi abbatte il muro che le separava e s’inventa una casa sola, unendo le due corti preesistenti grazie a un nuovo atrio porticato, sotto il quale prevede l’ingresso all’appartamento padronale. La pianta della nuova casa viene riequilibrata intorno a un inedito asse prospettico che si spinge fino al giardino interno. In fondo al primo cortile, l’architetto riporta alla luce tre muri di affreschi probabilmente dipinti nel 1533 in occasione del matrimonio fra Francesco II Sforza e Cristina di Danimarca; altri frammenti d’epoca, come le arcate e lo sporto del primo piano, sono messi in mostra lungo le pareti del secondo cortile.

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Intorno al portale su corso Magenta, Portaluppi sigla il progetto con le finestre a triangolo polilobato e con il cancello, su cui disegna il motivo dell’orifiamma. Il volume e il fronte su strada attuale vengono ricostruiti dall’architetto nel dopoguerra, per rimediare alle distruzioni causate dai bombardamenti che, nell’agosto del 1943, si abbattono sulla casa. Portaluppi abitava nell’appartamento al pianoterra, proprio in fondo al secondo cortile, dove è tuttora appesa la casetta simbolo del suo studio.

SALA DELLO ZODIACO – Fare senza dire

DSC_0037_newDecorare gli ambienti con immagini astrologiche era un’usanza già medioevale, comune prima agli edifici religiosi e diffusa, dalla fine del Duecento, anche agli edifici di carattere civile. La sala dello zodiaco di casa degli Atellani risulta già citata in un documento del 1544. La sala prende il nome dai segni dello zodiaco dipinti nelle lunette, mentre sulla volta compaiono i carri dei pianeti e, alle pareti, una carta d’Italia, la Rosa dei venti e alcune figure che rappresentano le stagioni. A fronte dei dodici segni zodiacali ora le lunette però sono quattordici: nel 1922 Portaluppi amplia la sala abbattendo l’obliquo muro finestrato che la delimitava; dopodiché decora lo spazio aggiunto con gli astrolabi che tanto amava e disegna due nuove lunette, riconoscibili dal proprio motto “faire sans dire” e dalle iniziali H e J, che starebbero per Hector e Joanna, i nomi di Ettore Conti e di sua moglie, Giannina Casati. Sul mosaico del pavimento Portaluppi ridisegna pianeti e segni dello zodiaco, in corrispondenza degli affreschi in parete, e traccia in diagonale, dove poggiano le due colonne, l’ingombro del muro abbattuto, che era poi il muro che separava le due vecchie case. La sala dello zodiaco è il capolavoro dell’arte mimetica di Portaluppi, della sua capacità di mescolare vero antico e falso storico.

Questa sala mi riconduce subito al quattrocentesco loggiato della Canonica Agostiniana del mio piccolo paese, Bernate Ticino, decorato nella parte superiore con segni zodiacali.

LA SALA DEL LUINI – Un caso di devozione cortigiana

Gli Atellani erano una famiglia devotissima agli Sforza, dinastia cui restarono fedeli sempre e per la quale, nel corso delle guerre d’Italia del primo Cinquecento, svolsero diversi incarichi diplomatici. Il segno di questa devozione è senz’altro la Sala dei ritratti, la sala al pianterreno della casa dove sono dipinti, sotto una volta a lunette completamente affrescata con arabeschi e motivi vegetali, quattordici tondi con le fattezze di altrettanti uomini e donne della dinastia sforzesca. Per identificarli, è necessario decifrare l’iscrizione che accompagna ogni ritratto.

La sala dei Ritratti è ormai attribuita con certezza a Bernardino Luini e bottega, ossia a Bernardino Luini e ai suoi quattro figli. Solo gli intrecci floreali del soffitto e delle volte, però, sono gli affreschi originali. Nel 1902, onde impedirne la più volte minacciata vendita all’estero, i ritratti sono stati acquistati dal Comune e trasferiti al museo del Castello Sforzesco, dove giacciono tuttora esposti. Gli affreschi presenti in sala oggi sono delle copie realizzate negli anni venti, all’epoca del progetto di Portaluppi.

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LA SALA DELLO SCALONE – Dagli Atellani in avanti

Già nel primo progetto del 1922 questo scalone, pensato da Portaluppi, portava all’enfilade dei grandi saloni di rappresentanza del primo piano, abbattuti dai bombardamenti. Piero Portaluppi concede l’onore delle armi alle famiglie Taverna, Pianca e Martini (dagli Atellani ad Ettore Conti, in quattro secoli di storia le case passarono attraverso queste tre differenti proprietà) incastonandone gli stemmi gentilizi nella balaustra dello scalone.

LO STUDIO DI ETTORE CONTI – Dal taccuino di un borghese

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Il senatore e ingegnere Ettore Conti è il primo, vero magnate dell’industria elettrica italiana. Con le sue imprese, nel primo Novecento, costruisce molte centrali idroelettriche nelle valli alpine, di regola su progetto di Portaluppi, diventando uno dei più importanti industriali del ventennio fascista. Questo è il suo studio. Muore nel 1972, all’età di 101 anni! È sepolto assieme alla moglie nella quarta cappella a sinistra di Santa Maria delle Grazie, la basilica di cui per due volte, prima e dopo la guerra, ha finanziato i restauri. In un’altra cappella delle Grazie, la sesta sulla destra, riposano gli Atellani.

Ettore Conti, Centrali idroelettriche, Portaluppi. Ed ecco l’anteprima della storia, alla quale dedicherò un altro piccolo articolo. Ad agosto, in primis per fuggire dal caldo estivo, in secundis per scoprire nuovi luoghi e soprattutto, ignara della Vigna di Leonardo, ho camminato nella natura ossolana, chiacchierando tra “Le grandi cattedrali dell’Energia” ovvero le Centrali idroelettriche di Ettore Conti, progettate da Portaluppi.

Chissà quanti pensieri e quanti discorsi sono evaporati da queste soffici poltrone, fotografate in questa atmosfera antica, quasi magica, che ci trascina un pò indietro nel tempo…

IL GIARDINO DELLE DELIZIE – Le novelle di Matteo Bandello

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La casa degli Atellani vive la sua età dell’oro nel periodo che va dal 1490 al 1535. È in questi anni che Matteo Bandello, frate domenicano di stanza alla Basilica delle Grazie, cortigiano e letterato, nonché caro amico dei figli di Giacometto, ambienta la maggior parte delle sue Novelle. Le 214 Novelle di Matteo Bandello, pubblicate nel 1554, sono in genere riconosciute come il novelliere più importante del sedicesimo secolo. Molte novelle sono annunciate dagli Atellani, oppure hanno gli Atellani come spettatori; molte vengono raccontate e ambientate sullo sfondo della loro casa e del loro giardino, luogo di cene e feste, centro privilegiato della vita mondana milanese. Nell’Ottocento il giardino di casa degli Atellani era invece un giardino romantico all’inglese al quale dicono avesse messo mano Ercole Silva, l’architetto paesaggista che, nel primo Ottocento, aveva introdotto il giardino all’inglese in Italia. Lo stesso giardino viene riprogettato da Portaluppi secondo nuove regole di simmetria, intorno a un viale prospettico composto da cipressi, ornato di anfore e statue in pietra, completato da parterres e fontane.

LA VIGNA DI LEONARDO DA VINCI – Una passione nascosta

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Leonardo da Vinci si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, nel 1482.
Sedici anni dopo, nel 1498, Ludovico regala a Leonardo una vigna, di quasi sedici pertiche (oltre un ettaro di terreno), come omaggio alle sue mirabili opere milanesi e legato al fatto che la famiglia di Leonardo possedeva molti vigneti in Toscana: ciò che Ludovico il Moro voleva suggerire con il suo regalo era di far sentire Leonardo “a casa” nella città di Milano, dove il maestro trascorse 18 anni della sua vita.

Parte della vigna di Leonardo si trovava qui, nel perimetro dell’attuale giardino di casa degli Atellani. Su questa Vigna cade l’oblio per quattro secoli, fino ai giorni in cui Portaluppi avvia il cantiere di casa degli Atellani. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo, verifica sugli atti e i documenti rinascimentali la possibile esatta posizione della vigna, proprio in fondo a questo giardino. Ed è in questo periodo che Beltrami identifica e fotografa la vigna di Leonardo, incredibilmente ancora intatta, prima che venga distrutta da un incendio e dalle urgenze dell’urbanistica. In questi ultimi anni la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari della casa hanno promosso una ricerca intorno al sito della vigna di Leonardo. Scavando nell’area riconosciuta da Beltrami sono stati individuati i camminamenti che regolavano i filari della vigna, seppelliti sotto le macerie dei bombardamenti del 1943. Grazie al materiale organico ritrovato il professor Attilio Scienza, massimo esperto di dna della vite, è riuscito a risalire al dna del vitigno coltivato da Leonardo: la Malvasia di Candia Aromatica.

Catapultata in questa piccola e silenziosa oasi verde, incastonata nel tessuto urbano milanese, percorro un divertente viaggio con la fantasia.

Me lo immagino Leonardo. Durante o dopo una giornata di lavoro al Cenacolo di Santa Maria della Grazie, attraversare la strada e andare a controllare la sua vigna…

Un’immagine straordinariamente antica e attuale nello stesso tempo.

In fondo questi sono luoghi dove la Storia riesce sempre a stupirci, a farci riflettere e letteralmente sognare.

Per maggiori informazioni e saperne di più…

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Pictures

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Una breve visita anche alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie…

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Credits

Vigna di Leonardo

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