Cerca

elysArte

parole che rotolano, immagini che catturano, luoghi da conoscere, emozioni da vivere…

Pietre d’Inciampo per “ricordarsi di ricordare”

La prima Pietra d’Inciampo posata a Milano nel gennaio 2017 in Corso Magenta 55, dove abitava Alberto Segre, padre di Liliana. Foto Comune di Milano.

Cari Amici,
avete mai sentito parlare delle Pietre d’Inciampo?

Sono dei piccoli blocchi quadrati di pietra (10×10 cm), ricoperti di ottone lucente, posti davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi di sterminio nazisti: ne ricordano il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte.

Un progetto monumentale europeo per tenere viva la Memoria di tutti i deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti che non hanno fatto ritorno alle loro case.

La prima Pietra d’Inciampo, Stolpersteine, in tedesco, fu posata a Colonia, in Germania, nel 1995 per iniziativa dell’artista Gunter Demnig (nato a Berlino nel 1947) come reazione a ogni forma di negazionismo e di oblio, al fine di ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo, che per qualsiasi motivo siano state perseguitate: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali.
Grazie a un passa-parola tanto silenzioso quanto efficace, oggi si incontrano Pietre d’Inciampo in oltre 2.000 città per un totale di oltre 70.000 in tutta Europa.
In Italia, le prime Pietre d’Inciampo furono posate a Roma nel 2010 e attualmente se ne trovano a Bolzano, Genova, L’Aquila, Livorno, Milano, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia oltre ad altri numerosi centri minori. Ve ne sono 237 in Lombardia e 90 a Milano.

Per spiegare la propria idea, Gunter Demnig – che posa personalmente le “Pietre d’Inciampo” – ha fatto proprio un passo del Talmud: “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.

Obiettivo della “Pietra d’Inciampo”, un inciampo emotivo e mentale, non fisico, è mantenere viva la memoria delle vittime dell’ideologia nazi-fascista nel luogo simbolo della vita quotidiana – la loro casa – invitando allo stesso tempo chi passa a riflettere su quanto accaduto in quel luogo e in quella data, per non dimenticare.

A Milano con un formale atto costitutivo, in data 8 settembre 2016 è stato formato un Comitato di scopo, denominato: “Comitato per le “Pietre d’Inciampo” – Milano”, che raccoglie, probabilmente per la prima volta dopo la Liberazione e lo scioglimento dei C.L.N., tutte le associazioni legate in qualche modo alla memoria della Resistenza, di tutte le Deportazioni, dell’Antifascismo. Associazioni che hanno così deciso di partecipare ad un progetto importante di memoria in modo condiviso e paritetico.

Presidente e simbolo di questa raggiunta condivisione è niente di meno che Liliana Segre, nominata Senatrice a Vita nel gennaio 2018 con decreto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Non-a-caso la prima Pietra d’Inciampo a Milano fu posata nel gennaio 2017 in Corso Magenta 55, dove abitava Alberto Segre, padre di Liliana, anche lei deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944, all’età di 13 anni e sopravvissuta, mentre il padre morì il 27 aprile 1944. Anche i nonni paterni furono deportati e uccisi e le loro Pietre d’Inciampo sono state posate nel gennaio 2019 accanto a quella di Alberto.
Le altre prime cinque pietre sono state posate in memoria di Gianluigi Banfi, Adele Basevi Lombroso, Dante Coen, Melchiorre De Giuli, Giuseppe Lenzi.

Quest’anno verranno posate 31 nuove Pietre d’Inciampo a Milano e per l’occasione è stato creato un account Instagram milanopietredinciampo dove avrete l’opportunità di leggere la storia delle vite di chi venne strappato dalla propria casa e più non vi tornò.

Vi ricordo che potete anche consultarle qui 👉🏻 www.pietredinciampo.eu/persone-le-storie/

Tra le tante vite nascoste in questi sampietrini di piccole dimensioni, mi soffermo su quella di Gianluigi Banfi (detto Giangio).

Nato il 2 aprile 1910 a Milano, arrestato a Milano il 21 marzo 1944 per attività cospirativa antifascista.
Deportato a Fossoli il 27 aprile 1944 e quindi a Mauthausen il 4 agosto 1944.
Muore il 10 aprile 1945, esattamente 40 anni prima della mia nascita, nel campo di Gusen.

Ne avete mai sentito parlare?

E se vi dicessi che è l’autore, insieme ad altri, della Torre Velasca di Milano (1958)?

Laureato in architettura al Politecnico di Milano, Gianluigi Banfi, a soli 21 anni fonda nel 1931 con Belgiojoso, Peressuti e Rogers lo Studio BBPR, che sviluppa un’intensa attività professionale nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, degli allestimenti, dell’arredamento e del design, diventando, in pochi anni, punto di riferimento della Architettura Razionalista in Italia.

Dopo la proclamazione dell’Impero nel ‘36 e l’emanazione delle leggi razziali del ‘38 Banfi diventa manifestamente antifascista. Dopo l’8 settembre ‘43 lo studio di via dei Chiostri diventa un centro di organizzazione e di cospirazione del Movimento Giustizia e Libertà, di iniziative antifasciste, di diffusione di stampa clandestina, di assistenza al passaggio di antifascisti ed ebrei in Svizzera e di compilazione di mappe per gli aviolanci degli Alleati alle formazioni Partigiane. Viene arrestato il 21 marzo del 1944 con Belgiojoso a causa di una delazione estorta che comporta la liquidazione del gruppo dirigente milanese del Partito d’Azione. Carcerato a San Vittore, parte il 27 aprile 1944 dal Binario 21 per il campo di transito di Fossoli, dove è impegnato nel dibattito politico che rappresenta il contributo democratico ai valori fondamentali trasmessi dalla Deportazione Politica alla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza. Parte da Fossoli il 25 luglio ‘44 per Bolzano e arriva a Mauthausen il 4 agosto. Muore a Gusen-2 di fame, di stenti, di torture, di lavoro schiavo, di sevizie e malattie il 10 aprile 1945, a 35 anni appena compiuti.

La sua Pietra d’Inciampo si trova proprio dov’era il suo studio, in Via dei Chiostri, 2, non lontano dalla Pinacoteca di Brera.

Un’altra curiosità. Anche Belgiojoso viene deportato a Gusen, ma riesce a sopravvivere alla prigionia del campo e a far ritorno in Italia dopo la liberazione, da parte delle truppe alleate, del lager nazista. Questa forte presa e compromissione nella guerra dei BBPR si manifesta nel lavoro dello studio, dopo la fine del conflitto, con un’opera emblematica come il monumento ai morti nei lager tedeschi a Milano nel Cimitero monumentale (1946) che fu anche uno dei primi progetti dello studio BBPR. Sospeso al centro della matrice di tubi bianchi una gavetta contiene terra dal campo di campo di sterminio di Gusen. I pannelli di marmo bianco e nero, parlano di martiro, persecuzione, giustizia e libertà. Intorno al monumento otto lapidi portano nomi di Milanesi morti nei lager.

https://www.ordinearchitetti.mi.it/

Tornando alle Pietre d’Inciampo dobbiamo essere consapevoli che la piccola pietra di ottone chiama letteralmente ciascuno di noi che, parafrasando Primo Levi, “viviamo sicuri nelle nostre tiepide case e tornando a casa a sera troviamo cibo caldo e visi amici” a riflettere su quanto sia importante “ricordarsi di ricordare” e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta.

Un caro saluto 🤗

elysArte

Credits

Il testo di questo articolo si è affidato alle parole del meraviglioso sito web: www.pietredinciampo.eu

ARTE IN CASA ~ La favola dei Magi ✨

Cari Amici,
anche se l’Epifania le feste le ha già portate via, desidero condividere con voi una bella favola ✨ che non vedo l’ora di raccontare a mia figlia Sara e il nostro dialogo me lo immagino così. 🥰

E. C’erano una volta i tre Magi.
S. Chi sono i Magi, mamma?
E. Se ci pensi bene Magi ricorda la parola magia.
Sembra, infatti, che questi uomini fossero come dei maghi, capaci di leggere il cielo: sono gli astrologi.
C’erano una volta i tre Magi che, viaggiando sulla schiena dei loro cammelli, 🐪 iniziarono a seguire una stella ⭐ nel cielo. Questa stella un giorno si fermò sulla casa di un bambino chiamato Gesù.
Quando entrarono incontrarono lui e la sua famiglia.
Avevano portato con sé dei doni speciali da regalare al bambino: oro, incenso e mirra.
S. Perché i Magi regalarono questi doni al bambino?
E. Sai, succede anche oggi. Quando sei nata, parenti e amici ti hanno portato dei doni.
S. Sì, certo perché conoscono te e papà. I Magi conoscevano Gesù e la sua famiglia?
E. Sì, perché quel bambino chiamato Gesù era il re dei Giudei, un popolo antico. Non solo. Questo re fece cose grandi, ma te le racconterò un’altra volta.
S. Mamma, i Magi avevano un nome?
E. Certo che sì. Si chiamavano: Gaspare, Melchiorre e Baldassare.
S. Che nomi bizzarri!
E. Già! Sai che esistono ancora, non molto lontano da Novara?
S. Davvero??? Dove?
E. A Milano, nella chiesa di Sant’Eustorgio.
S. Oh sì! La conosco bene! Sai, nella pancia ho ascoltato i tuoi racconti: è l’unica chiesa di Milano ad avere un campanile sul quale vi è una stella a otto punte! La stella dei Magi!
E. Ora ascolta bene questa storia. Secondo un’antica tradizione quando i Magi morirono a Gerusalemme, i loro corpi furono successivamente riuniti in un’unica tomba e trasferiti a Costantinopoli da Elena, madre dell’imperatore Costantino e appassionata ricercatrice delle primitive vestigia del Cristianesimo.
Nel IV secolo, l’imperatore di Costantinopoli, Costante, donò a un signore di nome Eustorgio, i corpi dei tre Magi, durante il suo viaggio in Oriente, prima di diventare vescovo a Milano.
Le sacre spoglie furono trasportate da Costantinopoli alle coste tirreniche via nave. Qui l’arca (un sarcofago di grandi dimensioni) sbarcò e Eustorgio la pose su un carro trainato da buoi. 🐂Giunti a Porta Ticinese, all’ingresso di Milano, l’arca divenne pesantissima e i buoi crollarono esausti a terra. Eustorgio capì che si trattava di un segno divino: fu così che, in quel luogo, ordinò di fondare una chiesa.
Fu l’imperatore Federico Barbarossa, durante il saccheggio di Milano del 1162, ad impossessarsi dei corpi dei Magi, facendoli trasportate a Colonia, in Germania, dove tuttora si trovano.
Nei secoli successivi i milanesi cercarono di ottenere la restituzione delle reliquie.
Solo agli inizi del 1900, grazie all’intervento del cardinal Ferrari, alcuni frammenti dei sacri resti tornarono alla basilica di Sant’Eustorgio.
Ed è ancora lì che oggi si trovano.
Non solo. Accanto c’è anche un grande e antico sarcofago, rimasto vuoto, sul cui coperchio sono scolpite una stella e la scritta, settecentesca, Sepolcrum trium Magorum.
S. Oh sì, anche questo ricordo: quella scritta l’hanno tradotta in dialetto milanese, i trì lumagòn! 🐌 🐌 🐌
E. Infine, cara Sara, devi sapere che dal 1300, a Milano, in occasione della festività dell’Epifania si svolge il corteo storico dei Magi organizzato proprio dalla parrocchia di Sant’Eustorgio.
S. Mamma, ti stai dimenticando un particolare …
E. Sì, ho già capito. All’interno della chiesa si trova un bellissimo capitello, di quelli istoriati, i miei preferiti, che raffigura proprio la favola che ti ho raccontato: il carro trainato dai buoi con l’arca dei Magi, scortata da un angelo.
S. Mamma, sai una cosa? Anche se questa storia me l’hai raccontata tantissime volte, la trovo sempre una favola bellissima!
Solo un’ultima domanda: la stella dei Magi era una stella cometa?
E. Questa, Sara, è un’altra storia.

Buona serata! ⭐
elysArte

Immagini: http://www.museosanteustorgio.it

Buon Natale! 🎄💫

Cari Amici,
con quest’opera d’arte strabordante luce ✨ e serenità 😊 vi auguro Buon Natale!
.
⭐️
.
elysArte 😘
.
.
Gerrit van Honthorst, Adorazione del Bambino, 1619-1620.
Firenze, Galleria degli Uffizi.
L’autore è noto in Italia anche come Gherardo delle Notti, per la sua propensione a dipingere toccanti ed evocative scene notturne.

ARTE IN CASA ~ 11 Curiosità~ Il Salotto di Milano

Cari Amici,
oggi desidero condividere con voi 1️⃣1️⃣ CURIOSITA’ sul salotto per antonomasia di Milano.

Un alveare di ferro e vetro, dentro il quale si può udire un silenzioso fruscio fatto di scalpiccii, risate, parole, posate, che da secoli rappresentano la sua anima vibrante e carica di energia.

Sto parlando della ɢᴀʟʟᴇʀɪᴀ ᴠɪᴛᴛᴏʀɪᴏ ᴇᴍᴀɴᴜᴇʟᴇ ɪɪ.

1️⃣ ɢɪᴜsᴇᴘᴘᴇ ᴍᴇɴɢᴏɴɪ è il nome dell’ingegnere-architetto emiliano che vinse, nel 1863, il concorso per la realizzazione di una strada a funzione prevalentemente commerciale coperta a vetri, sul sedime dell’attuale Galleria.
2️⃣ La cerimonia della posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele II si tenne il 7 marzo 1865: quel giorno nevicò! ❄️
Di fronte ai 200.000 milanesi presenti, Giuseppe Mengoni allungò al re 👑 Vittorio Emanuele II un vassoio d’argento con una cazzuola e del cemento per sigillare la prima pietra. 🧱
3️⃣ La sua costruzione impiegò 700.000 giornate di lavoro 🔨 e i costi complessivi ammontarono a circa L.7,000,000 💷💷💷.
4️⃣ La Galleria fu ultimata nel 1867 e inaugurata domenica 15 settembre di quell’anno: questa volta fu una giornata di sole! 🌞
Tuttavia, non poteva ritenersi veramente compiuta, fino a che non fu concluso l’arco monumentale di ingresso da Piazza del Duomo.
La sua realizzazione si protrasse per oltre dieci anni!
5️⃣ L’arco doveva essere completato entro il 31 dicembre 1877 quando, alla vigilia dell’inaugurazione, costò la vita al suo architetto: intento a controllare da vicino i dettagli di una finitura, Mengoni precipitò dalle impalcature il giorno prima! 😨
6️⃣ Al centro della Galleria, dentro al cosiddetto Ottagono, guardando in alto, agli angoli, compaiono quattro donne 👩🏻‍🦰: sono le personificazioni delle Quattro parti del Mondo (Africa, Asia, Europa e America). Inizialmente dipinte nel 1867, furono sostituite all’inizio del Novecento dai mosaici odierni. Lo stesso accadde alla allegorie delle Attività Umane (Agricoltura, Arte, Industria e Scienza) dei due archi del braccio corto della Galleria.
7️⃣ Dove sono finite le 24 statue in gesso di italiani illustri collocate in origine sui quattro viali interni della Galleria? I giorni della merla ❄️ del gennaio 1891 si fecero sentire e le statue furono letteralmente sgretolate dalle continue gelate ❄️, per essere poi rimosse definitivamente.
8️⃣ Dal 1867 e per circa dieci anni l’illuminazione 💡della Galleria avveniva grazie ad un sofisticato marchingegno chiamato ᴇʟ ʀᴀᴛᴛɪɴ perché dal basso sembrava un topolino. 🐀
Ogni volta che accendeva le luci, dalla folla riunita in Galleria partiva un vigoroso applauso. 👏🏻
9️⃣ Il primo milanese a nascere in Galleria fu Davide, figlio di Gaspare Campari.
Nel primo decennio del Novecento Davide aprì in Galleria Il Camparino che ancora oggi conserva gli arredamenti dell’epoca.
🔟 Secondo il regolamento comunale, gli esercizi che aprono la loro attività in Galleria devono presentare le loro insegne con scritte oro su sfondo nero.
1️⃣1️⃣ Al Ristorante Savini Frank Sinatra chiese di andare a Sassello a comprare una confezione di amaretti da consumare come dessert. 🍪

Alle prossime 1️⃣1️⃣ CURIOSITA’!

elysArte

 

Credits
Foto da highlinegalleria, ingalleria, 24orenews

 

ARTE IN CASA ~ Ambrogio e le api 🐝

Il murale in corso XXII Marzo a Milano. Foto: MilanoToday

Quando si avvicina il 𝟽 ᴅɪᴄᴇᴍʙʀᴇ non riesco a non pensare alla ricorrenza di 𝔖𝔞𝔫𝔱’𝔄𝔪𝔟𝔯𝔬𝔤𝔦𝔬.

In questi giorni ho letto la notizia di un nuovo grande murale a Milano, realizzato dall’artista Igor Scalisi Palminteri sulla facciata di un palazzo in corso XXII Marzo, raffigurante Sant’Ambrogio come sᴜᴘᴇʀᴇʀᴏᴇ ᴅᴇʟʟᴇ ᴀᴘɪ.🐝

Vi rimando alla lettura dell’articolo dedicato in calce al mio racconto, perché desidero subito condividere con voi una domanda spontanea: cosa c’entra Sant’Ambrogio con le api?

E’ il suo primo biografo, Paolino, a raccontarcelo. Segretario di Ambrogio, egli scrisse, infatti, a poco più di vent’anni dalla sua morte, la Vita di Ambrogio.

Ambrogio nacque attorno al 333/334 d.C. a Treviri, città (ora in Germania) sulle rive della Mosella. Una città importante perché sede della prefettura del pretorio delle Gallie, una delle più alte magistrature dell’Impero Romano.
Ambrogio era l’ultimo di tre fratelli, dopo Marcellina e Satiro.

Paolino riferisce di un miracolo che avrebbe contrassegnato la vita di Ambrogio fin dai suoi primi anni.
Egli stava riposando nella culla, quando all’improvviso sopravvenne uno sciame di api che gli coprirono il volto, entrando e uscendo in continuazione dalla bocca. Si trovavano lì vicino i suoi genitori e sua sorella Marcellina, insieme ad un’ancella che si precipitò per scacciare lo sciame, ma il padre lo impedì, timoroso certo per la sorte del figlio, ma anche incuriosito di vedere come sarebbe finito quell’evento. E, infatti, senza fare alcun male al fanciullo, lo sciame d’un tratto si levò in alto e scomparì.
“Questo mio figlio diverrà qualcosa di grande!” esclamò il padre.
Quelle api lasciarono sulle labbra del piccolo un po’ del loro miele🍯: questo fatto fu interpretato come un segno profetico della dolce e nutriente eloquenza del futuro vescovo, apprezzato soprattutto per la sua predicazione, elegante e ricca di contenuti.

Il miracolo delle api, coro ligneo del Duomo di Milano, seconda metà del Cinquecento-inizi Seicento, Pellegrino Tibaldi e altri artisti. Fu Carlo Borromeo a scegliere la vita di Sant’Ambrogio come soggetto per la decorazione degli stalli del coro.

Sono, infatti, le dolci parole di Ambrogio a colpire il cuore del popolo milanese che decise di nominarlo futuro vescovo. Vediamo come.

In primis non dobbiamo dimenticare che Ambrogio non intraprese subito la carriera ecclesiastica. Anzi. Proveniente da una famiglia nobile e abbiente, a Roma, città dove si trasferì insieme ai familiari dopo la morte del padre, completò i suoi studi di grammatica, retorica e filosofia, acquisendo le basi per lanciarsi nella carriera di funzionario imperiale.

Dopo aver esercitato la professione di avvocato 🧑‍💼 ed essere stato consigliere di Sesto Pretorio a Sirmio (zona ora vicina all’odierna Belgrado), attorno al 370 venne per Ambrogio l’occasione di un prestigioso avanzamento in carriera: la nomina a governatore della provincia dell’Emilia-Liguria con sede a ᴍɪʟᴀɴᴏ.

Milano. Quella Milano, capitale dell’Impero d’Occidente, quella Milano tanto celebrata nella sua grandezza (ricordate la lapide di Ausonio nel cortile del Castello Sforzesco?).

ᴍɪʟᴀɴᴏ ᴇ ᴀᴍʙʀᴏɢɪᴏ: inizia così la storia di un legame indissolubile.

Siamo nel IV secolo d.C. e la chiesa milanese stava vivendo una grave esperienza di lacerazione. Nel 355 il vescovo di Milano Dionigi fu mandato in esilio dall’imperatore Costanzo II, che impose come suo successore un vescovo proveniente dalla Cappadocia di nome Aussenzio. La questione era insieme di carattere dottrinale e politico: mentre Dionigi, infatti, professava la fede cattolica, l’imperatore aveva sposato la causa dell’eresia ariana.
E Aussenzio era filoariano.
Il problema divenne acuto dopo la sua morte, perché ognuna delle due fazioni in cui era divisa la Chiesa milanese, quella ariana e quella cattolica, voleva che diventasse vescovo uno della propria parte.
Ne sorse un tumulto che rischiava di degenerare in un vero e proprio disordino pubblico.
Ambrogio, come magistrato, si sentì in dovere di accorrere in Duomo per mettere pace.

E fu in quell’occasione, che, secondo la tradizione, un bambino gridò all’improvviso “ᴀᴍʙʀᴏɢɪᴏ ᴠᴇsᴄᴏᴠᴏ!”
E il popolo intero, prima diviso, si trovò quasi miracolosamente d’accordo su quella designazione.

“Quale resistenza opposi per non essere ordinato vescovo!”.
Così scrisse quasi vent’anni dopo quei fatti Ambrogio stesso.

Non tutti conoscono, infatti, i suoi tentativi, quasi pittoreschi, di evitare l’importante nomina.
E’ sempre Paolino a raccontarci alcuni degli escamotage messi in atto da Ambrogio.

1️⃣ Essendo governatore e quindi competente ad amministrare la giustizia, Ambrogio si fece erigere una tribuna e iniziò ad emanare sentenze ingiuste, dando addirittura l’ordine di torturare alcuni imputati.
2️⃣ In seconda battuta, dal momento che il popolo non si convinceva ed anzi insisteva, fece entrare in casa sua donne di malaffare; ma per la seconda volta il popolo non ci cascò. Anzi, iniziò a gridare 🗣“Il tuo peccato ricada su di noi!”.
I milanesi, insomma, lo volevano a tutti i costi loro vescovo.
3️⃣ Tentò la fuga da Milano verso Pavia, ma una fitta nebbia 🌫 lo disorientò facendolo ritrovare, dopo ore e ore di cammino, a Porta Romana.
I milanesi, ritrovatoselo in città, per non rischiare di perderlo un’altra volta, se lo presero in custodia.
Per risolvere la questione, il popolo si appellò all’imperatore Valentiniano che aderì all’idea di elevare il suo funzionario politico alla carica di vescovo.
4️⃣ Ambrogio tentò una seconda fuga, questa volta meglio organizzata; ma la sentenza dell’imperatore e il conseguente editto che intimava, a chiunque sapesse qualcosa di Ambrogio, di denunciarlo e di consegnarlo, pena la confisca dei beni, obbligò l’amico Leonzio che lo nascose in casa sua a Pontelungo (PV) a ricondurlo a Milano.

E fu così che domenica 𝟹𝟶 ɴᴏᴠᴇᴍʙʀᴇ 𝟹𝟽𝟺, per sua esplicita richiesta, Ambrogio ricevette il battesimo. 💧

Il fatto di essere stato scelto, o meglio costretto, dai suoi concittadini, a passare dalla carriera politica a quella ecclesiastica per diventare loro vescovo, lo mise di fronte alla necessità di entrare pienamente nella Chiesa ricevendo il sacramento del battesimo.
Lo ricevette probabilmente nel battistero di Santo Stefano alle Fonti, rinvenuto alla fine del XIX secolo sotto la sacrestia settentrionale del Duomo e parte dell’antico complesso episcopale.

Il 𝟽 ᴅɪᴄᴇᴍʙʀᴇ 𝟹𝟽𝟺 Ambrogio, all’incirca quarantenne, venne finalmente ordinato vescovo, pastore di quella Chiesa che poi da lui avrebbe preso il suo nome, la ℭ𝔥𝔦𝔢𝔰𝔞 𝔄𝔪𝔟𝔯𝔬𝔰𝔦𝔞𝔫𝔞.
Dopo aver rivoluzionato in maniera consistente la fisionomia della città di Milano, dopo una vita di miracoli, di preghiera e dedizione al suo popolo, nelle prime ore di quel sabato santo, 𝟺 ᴀᴘʀɪʟᴇ 𝟹𝟿𝟽, Ambrogio morì.
Nella domenica di Pasqua il suo corpo venne traslato all’interno di quella basilica, che tutti da tempo chiamavano Ambrosiana, perché fatta da lui costruire come luogo della sua sepoltura.
Il suo corpo, ancora oggi, giace sotto l’altare, insieme a quello dei santi Gervaso e Protasio.

Chi fu il suo successore?
Fu Ambrogio stesso a designarlo quando, qualche giorno prima di morire, dal suo letto, dove giaceva malato pronunciò tre parole destinate ad entrare nella storia della Chiesa milanese per sempre: “senex sed bonus” ovvero “vecchio, ma buono”. Parole riferite ad una delle persone più vicine alla personalità di Ambrogio: il prete sɪᴍᴘʟɪᴄɪᴀɴᴏ. Fu proprio lui ad accogliere Ambrogio appena nominato vescovo, a prepararlo al battesimo e a guidarlo nei primi passi dell’episcopato, a dargli lezioni di teologia e circa il metodo di lettura e interpretazione della Bibbia. Fu proprio lui a diventare vescovo di Milano, quando Ambrogio morì.

Continuerei a raccontarvi di Ambrogio e di tutte quelle opere e quei luoghi che sono intimamente connessi alla sua figura, per ore e ore.

Vi prometto di continuare a farlo … dal vivo! 🗣🗣🗣

Un caro saluto 😊

elysArte

Murales di Corso di Porta Ticinese. “Milano Street History”, è il progetto commissionato da Don Augusto Casolo, che circonda il muro della Basilica di San Lorenzo. Il murale racconta due millenni di storia attraverso la rappresentazione di volti celebri della storia di Milano da Sant’Ambrogio ad Attila, da Carlo Magno a Leonardo da Vinci, dal Manzoni a Giuseppe Verdi, dagli Sforza a Napoleone. Foto: ClubMilano

Articolo MilanoToday
https://www.milanotoday.it/attualita/murales-xxii-marzo-sant-ambrogio.html

Credits
Ernesto Brivio, Marco Navoni, Vita di Ambrogio narrata nell’antico coro ligneo del Duomo di Milano, 1996.

ARTE IN CASA ~ 30 novembre 1936

Cari Amici,
84 anni fa, ed esattamente il 30 novembre 1936, un incendio 🔥 distrugge a Londra il ᴄʀʏsᴛᴀʟ ᴘᴀʟᴀᴄᴇ.

Si tratta dell’edificio che, nella seconda metà dell’Ottocento, aprì il capitolo dell’architettura in ferro e vetro ma che soprattutto fu costruito per la prima grande ᴇxᴘᴏ ᴜɴɪᴠᴇʀsᴀʟᴇ, svoltasi nel 1851 proprio nella capitale del Regno Unito.
Realizzato su progetto di ᴊᴏsᴇᴘʜ ᴘᴀxᴛᴏɴ, giardiniere, botanico 🌿 ed architetto, 📐venne installato a Hyde Park, per essere poi smontato e ricostruito, con i suoi 90.000 metri quadri, in un’altra zona della città, Sydenham Hill, nel 1852.

Dopo l’esposizione universale, il Crystal Palace fu adibito ad usi differenti: sede di manifestazioni sportive, ospitò anche una delle prime esposizioni sui dinosauri; durante la Prima Guerra Mondiale venne utilizzato per esercitazioni della marina, per ospitare successivamente degli studi televisivi.

L’incendio che bruciò l’edificio nel 1936, commentato da Winston Churchill come l’avvenimento che segnava la fine di un’epoca, venne causato molto probabilmente da un corto circuito. ⚡

Qualche notizia sull’Expo 1️⃣8️⃣5️⃣1️⃣

👉🏻 Nacque da un’iniziativa del Principe Alberto;
👉🏻 venne inaugurata niente di meno che dalla Regina Vittoria in persona; 👑
👉🏻 l’Esposizione durò dal 1 maggio all’11 ottobre 1851;
👉🏻 35 furono i Paesi partecipanti;
👉🏻 venne visitata da 6 milioni di persone;
👉🏻 vennero fondati 3️⃣ importanti musei, il Victoria and Albert Museum, il Museo della Scienza e il Museo di Storia Naturale.

Buona serata! 😉
elysArte

ARTE IN CASA ~ La Rinascente

Foto Andrea Cherchi

Cari Amici,
qualche giorno fa mia figlia ha rovistato nel primo cassetto del mio comodino in camera da letto. Quando, con calma e pazienza, ho rimesso ogni oggetto al suo posto, mi sono ritrovata tra le mani un profumo di Christian Dior, Dior Addict.
Ho spruzzato lentamente qualche goccia sul polso e ho annusato l’essenza.
Ho chiuso gli occhi e ho subito visualizzato la prima volta che ne ho sentito il profumo.

Non ricordo con l’esattezza l’anno. Più di dieci anni fa, credo.
Nel periodo natalizio entro alla Rinascente di Milano e, prima di salire la scala mobile, qualcuno mi chiede “Vuole provare”?
Credo sia stata una delle prime volte ad aver accettato ad una richiesta del genere.
Non amo sentire addosso per tutta la giornata profumi che non conosco.

Quel profumo, però, mi ha colpito subito.

Dolce e forte allo stesso tempo. Intriso di femminilità.

Così, l’ho chiesto come regalo per il Natale di quell’anno e l’ho conservato fino ad oggi.

Sento così l’esigenza di scrivere qualche riga riguardo a questa esperienza, sia per condividere la duratura sensazione che suscita la semplice azione di annusare un profumo, sia perché, in questo periodo di chiusura, pensare alla Rinascente di Milano piena di gente è alquanto strano.

Eccomi così a raccontarvi la storia del luogo dello shopping milanese per eccellenza.
Perché è proprio nel periodo natalizio che, colpita da un incendio, dimostrò negli anni a seguire di essere più che mai La Rinascente di Milano.

Andiamo con ordine.

Alla fine dell’Ottocento arrivano a Milano i fratelli lodigiani Ferdinando e Luigi Bocconi, iniziando la loro avventura imprenditoriale dal gradino più basso, ovvero quello di venditori ambulanti di tessuti e abbigliamento.

1️⃣8️⃣6️⃣5️⃣
Il 4 giugno, i fratelli Bocconi aprono la prima bottega di stoffe 🧵 e confezioni all’angolo di via Santa Radegonda a Milano, vicino al Duomo, in pieno centro storico.
Si dimostrano fin da subito all’avanguardia: sono tra i primi in città a sperimentare l’utilizzo della luce elettrica 💡 per illuminare la piccola vetrina, attirando così l’attenzione dei passanti.

1️⃣8️⃣7️⃣0️⃣
Viene inaugurato il Magazzino Livornese, accanto ai bastioni di Porta Nuova.
La gamma dell’offerta è ampliata alla biancheria, ai cappelli 👒, alle calzature 👞 , ai tendaggi e al mobilio 🪑. Qui introducono per la prima volta il prezzo fisso, dimostrandosi ancora una volta dei precursori.

Figurino della moda del Premiato Stabilimento Fratelli Bocconi, luglio 1875. Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

1️⃣8️⃣7️⃣7️⃣
I Bocconi affittano l’Hôtel Confortable, il cosiddetto Palazzo Quadrilatero, accanto alla Galleria Vittorio Emanuele II, e vi stabiliscono la loro azienda commerciale.
Nasce Aux Villes d’Italie, ribattezzato di lì a poco Alle città d’Italia, il primo grande magazzino italiano, 🇮🇹 con i suoi ampi locali, la varietà dell’assortimento e soprattutto l’esposizione delle merci, visibili sia dalla strada che all’interno.
Li caratterizza una splendida sala in stile gotico inglese.

Interno dei Magazzini dei Fratelli Bocconi “Aux Villes d’Italie”, in “L’Illustrazione Italiana”, 27 aprile 1879. Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

1️⃣8️⃣8️⃣9️⃣
Si inaugura la nuova sede milanese dei magazzini Alle Città d’Italia in piazza del Duomo, nel palazzo progettato dall’architetto Giovanni Giachi.
Con le sue tre ampie facciate, il palazzo occupava la stessa area dell’attuale Rinascente, accanto al Duomo tra via San Raffaele e via Santa Radegonda.
Moderno e funzionale, caratterizzato da uno stile e da una tecnica d’avanguardia il palazzo diventò subito un modello per tutto il Paese.

Il nuovo palazzo Bocconi, 1889.
Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

1️⃣9️⃣0️⃣2️⃣
L’imprenditore milanese Ferdinando Bocconi fonda l’Università Commerciale Luigi Bocconi, in memoria del figlio primogenito scomparso nel 1896 durante la battaglia di Adua.

1️⃣9️⃣0️⃣8️⃣
Il 5 febbraio muore Ferdinando Bocconi. Due anni prima era stato nominato senatore.

1️⃣9️⃣1️⃣7️⃣
I Magazzini Bocconi vengono venduti a Senatore Borletti, che affida a Gabriele D’Annunzio l’ideazione del nome. “E’ semplice, chiaro e opportuno”.

1️⃣9️⃣1️⃣8️⃣
Il 7 dicembre, nello stabile di piazza del Duomo, apre al pubblico la Rinascente.
Pochi giorni dopo l’apertura, nella notte di Natale 🎄 di quello stesso anno, un incendio 🔥distrugge il palazzo. Nei giorni seguenti, sui giornali locali compaiono le parole di Borletti: “Post fata resurgo. La Rinascente, dopo il disastro da cui fu colpito il suo magazzino di piazza del Duomo risorgerà più bella più grande più forte di prima”.

1️⃣9️⃣2️⃣1️⃣
La Rinascente riapre i battenti. Il celebre manifesto realizzato da Aldo Mazza per la riapertura dei magazzini, in cui è raffigurato un tronco di ulivo da cui sbocciano nuovi rami, è un rimando al concetto simbolico della rinascita.
In questi anni si consolida il fecondo sodalizio tra la Rinascente e Marcello Dudovich.
L’artista triestino firmerà i manifesti pubblicitari per l’azienda fino al 1956.

La Rinascente dopo la ricostruzione in seguito all’incendio, 1921.
Archivi Farabola, Vaiano Cremasco.
Manifesto di apertura dopo l’incendio, 1921

1️⃣9️⃣4️⃣3️⃣
La guerra provoca gravissimi danni all’azienda. Il 16 agosto la Rinascente di piazza del Duomo viene bombardata.

1️⃣9️⃣5️⃣0️⃣
Il 4 dicembre riapre i battenti. La progettazione architettonica dell’esterno del palazzo è opera di Ferdinando Reggiori. Carlo Pagani progetta le vetrine, gli ingressi, l’architettura degli interni e l’arredamento. Moderne scale mobili collegano i diversi piani dell’edificio.
E’ Max Huber a disegna il nuovo logo lR.

Inaugurazione del nuovo edificio de la Rinascente in piazza del Duomo, 1950.
Archivio Brustio La Rinascente, Università Commerciale Luigi Bocconi.

1️⃣9️⃣5️⃣4️⃣
La Rinascente istituisce il celebre premio Compasso d’Oro dedicato ai prodotti dal miglior design. Nato da un’idea di Gio Ponti viene per anni organizzato dai grandi magazzini La Rinascente, allo scopo di mettere in evidenza il valore e la qualità dei prodotti del design italiano allora ai suoi albori.

Un edificio distrutto dalle fiamme e dalle bombe ha ostentato la sua rinascita, scolpendo il suo nome nella Storia d’Italia, per sempre.

Lo farà anche questa volta.

Un caro saluto 🤗

elysArte

Foto Andrea Cherchi

Credits e per saperne di più …
www.archives.rinascente.it

Evoluzione

 

CURIOSITA’, RIVOLTA, CAMBIAMENTO.
EVOLUZIONE.

Cari Amici,
in questo secondo periodo di chiusura mi ritrovo a riflettere molto.
Al centro dei miei pensieri, una domanda costante.
Com’è possibile evolvere in un momento storico così delicato e difficile?
Si può.

CURIOSITA
“Elisa, non si smette mai di imparare”, dice mio nonno.
Questo è il mio mantra. 🙏🏻
La conoscenza è un primato che noi, esseri umani, non possiamo ignorare.

RIVOLTA
Ogni momento di crisi e di difficoltà provoca una profonda rivoluzione di noi stessi.
Impariamo a trasformare le nostre rivoluzioni interne in un bene per la collettività.

CAMBIAMENTO
Cambiare è una delle sfide più sottili per noi esseri umani.
Tuttavia, abbiamo energie interne che già conoscono le soluzioni per farlo.

EVOLUZIONE
La vita su questa Terra 🌍 è una storia infinita di evoluzioni.
Un destino al quale non possiamo resistere.

Qual è la mia evoluzione?
Eccovi qualche nota.

1️⃣ Ho confermato la solidità del rapporto con i miei luoghi del cuore. ❤️ Ho conosciuto persone nuove, ho approfondito legami professionali, intrecciato nuove e stimolanti collaborazioni. 🤝
2️⃣ Ho imparato a vivere appieno nella mia nuova città. 🏙
Legata alla campagna milanese, ho imparato a conoscere e apprezzare NOVARA che silenziosamente e in maniera discreta riesce a stupirti!
3️⃣ Dedico più tempo alla scrittura,  🖊 una delle mie passioni coltivata fin da piccola.
4️⃣ Ho inaugurato nuove visite guidate. 🗣
5️⃣ Ho imparato ad usare nuovi canali di comunicazione, nonostante la mia preferita sia quella “dal vivo”.

Consapevole che la strada è ancora lunga e che questo periodo segnerà profondamente le nostre vite, proviamo, nonostante tutto, a non resistere alla nostra evoluzione.

Buona giornata! 🤗
elysArte

ARTE IN CASA ~ Cimitero Monumentale di Milano ~ Giovanni Maccia, l’inventore del baliatico

Cari Amici,
in questo secondo momento di attesa, continuo con entusiasmo la mia rubrica ARTE IN CASA.🎨🏠

Anche se non possiamo realmente essere in loco, il mio desiderio è sempre quello di regalarvi brevi racconti per farvi compagnia, per ricordarvi che, appena possibile, andremo a conoscere e condividere insieme la storia di un monumento, le emozioni di un quadro, le curiosità di una città.

Una coincidenza.

In occasione del primo lockdown la prima visita guidata annullata, a causa dell’emergenza Covid-19, avrebbe dovuto svolgersi alle Gallerie d’Italia, a Milano, alla mostra Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna.
Data: 8 marzo 2020.

La prima visita guidata annullata in occasione della seconda chiusura?
8 novembre 2020, Cimitero Monumentale di Milano.

Convinta che deve pur esistere una connessione, continuo la mia rubrica con un racconto dedicato ad una delle tombe del più famoso museo a cielo aperto di Milano, una delle mie preferite, anche per il sottile legame affettivo che ho subito instaurato con l’opera.

Sto parlando di una delle sepolture più antiche del Cimitero Monumentale: la sepoltura della famiglia di Giovanni Maccia.
Firmata da Luigi Crippa è datata 1869, tre anni dopo l’inaugurazione del cimitero, avvenuta il 2 novembre 1866.

Conoscere la personalità di Giovanni Maccia è significativo per comprendere la fisionomia della sepoltura.

La prima informazione, interessante per tutte le persone che abitano a sud-ovest di Milano, è che questo agiato mercante di tessuti e chincaglierie, nacque a Ossona nel 1791 e morì a Milano a 76 anni.

Giovanni Maccia fu un negoziante integerrimo come recita la sua lastra tombale posta direttamente sotto il monumento funebre: dal 1854, infatti, Giovanni Maccia, fu il proprietario di un rifornito e apprezzato magazzino di filati e merceria nella Contrada della Lupa a Milano, nel sestiere di Porta Ticinese, magazzino che nel 1859 venne trasformato in un ben avviato negozio di ferramenta e ottonami.

Nel 1863 egli fondò l’Opera Pia Maccia nella Parrocchia di San Satiro a Milano, presso cui risiedeva. L’istituzione caritatevole garantiva assistenza alle gestanti, alle madri in difficoltà e ai bambini poveri della città.
Come ricorda l’iscrizione sotto al fedele ritratto scultoreo collocato sopra la porta, Giovanni Maccia fu, in pratica, l’inventore del baliatico, ovvero il mestiere della balia.

Si spiega così la monumentale presenza di una donna e due bambini, di una madre con i suoi adorati figli: il primo, seduto accanto a lei, la osserva; il secondo è dolcemente attaccato al suo seno. Adoro il lento incalzare di questa donna che, mentre allatta, apre lentamente, con la mano sinistra, quella porta, sottile confine tra la vita terrena e l’aldilà. Non solo. Quella porta, infatti, conduce madre e figli nella realtà di conforto e carità dell’Opera Pia Maccia.
Completano la sepoltura, al di sopra della scena, tre personificazioni allegoriche: la Speranza, a sinistra, la Beneficenza al centro e la Fede a destra.

Perché sono affezionata a questa sepoltura?

Perché riesce sempre a ricordarmi, con affetto, la mia balia per eccellenza: la “zia” Carla.
Una donna semplice e genuina, che “allevandomi” mi ha insegnato il valore delle piccole cose.

Questo è uno degli aspetti più importanti del mio lavoro: le connessioni che si instaurano, naturalmente, tra il racconto e la vita reale.

Un caro saluto 🤗

elysArte

Blog su WordPress.com.

Su ↑