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Visite guidate

Ti offro da bere al Bar del Drago Verde! ðŸ‰

Vedovella o bar del drago verde in Piazza della Scala

Cari Amici,
il bello di Milano è che, in qualsiasi luogo voi vi fermiate, la città custodisce segretamente una, due, tre, tante storie da raccontare.
Tra le tante storie di Piazza della Scala desidero raccontarvi quella più semplice.
Quella della fontanella, comunemente chiamata vedovella o bar del drago verde, che si trova di fronte a Palazzo Marino.
Avete mai fatto caso che ha una fisionomia diversa rispetto alle oltre 400 vedovelle che costellano la città offrendo ristoro sicuro a tutti?
E’ l’unica realizzata in ottone dorato e non in ghisa ed è incorniciata da un’elegante greca in mosaico.
E’ la più antica di Milano e venne disegnata dall’architetto Luca Beltrami negli anni Venti del Novecento.
Luca Beltrami fu architetto, conservatore, restauratore, storico dell’arte ed esperto di arte lombarda, professore all’Accademia di Brera e al Politecnico, incisore, fotografo, scrittore, giornalista e uomo politico.
Famoso nel campo del restauro, poiché si basava sulla veridicità della storia e dei suoi documenti, fu uno dei pochi a preoccuparsi del contesto del monumento, basandosi su una documentazione storica della vita dell’edificio.
Tra le tante testimonianze tangibili della figura di Beltrami in città vi ricordo: la facciata di Palazzo Marino, il restauro del Castello Sforzesco, la ricostruzione della Torre del Castello Sforzesco, detta “del Filarete”, la sinagoga centrale in Via Guastalla.
Presso la Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco sono inoltre conservati il fondo bibliografico e il carteggio personale (1880-1932), donati dallo stesso Beltrami al Comune di Milano: la Raccolta Beltrami è costituita da manoscritti, libri, disegni, stampe e fotografie, materiali da lui utilizzati come strumenti di lavoro.

Afflitto da un male incurabile, Luca Beltrami morì a 79 anni l’8 agosto 1933 a Roma. Da qui il feretro partì dalla Stazione Termini per Omegna (VCO) per essere sepolto nella cappella gentilizia di famiglia nel cimitero della frazione di Cireggio.
Nel 1985, dopo oltre cinquant’anni, il corpo di Beltrami venne traslato nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, dove si trova ancora oggi.

E’ sempre emozionante pensare che anche sotto il verde ramarro di una semplice fontanella si nasconda la storia di una grande persona.

Un caro saluto 🤗

elysArte

L’Ultima Cena di Leonardo e la chiesa di Santa Maria delle Grazie

 

Cari Amici,
dopo tanto tempo si torna a parlare di … Ultima Cena!
Sì, proprio l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Di seguito i primi appuntamenti!

👉🏻 Sabato 5 settembre 2020, ore 10:00
👉🏻 Sabato 12 settembre 2020, ore 13:30

👉🏻 Sabato 7 novembre 2020, ore 13:45
👉🏻 Sabato 28 novembre 2020, ore 09:45

Durata: 1 ora circa.

Tutti i dettagli nelle locandine 😉

Buona serata 🤗
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RISCOPRENDO NOVARA ~ Passeggiate e visite guidate alla riscoperta di Novara

Cari Amici,
condivido questo ricco calendario di visite guidate interessanti e particolari che vi condurranno alla riscoperta della città di Novara. 👀
Nella locandina trovate tutte le informazioni e i contatti.
I posti sono limitati.
Affrettatevi a prenotare!
Io e Luca vi aspettiamo! 😉

Un caro saluto 🤗
elysArte

 

ARTE IN CASA ~ Sa védum a l’Ortiga

Murale “Agli Orti dell’Ortica”. Foto di Andrea Cherchi

“Dòpo el pont che va giò a l’Ortiga, dove ona volta gh’era on quaj praa, coi sò pegor gh’era la Rita a faj pascolà. La Rita de l’Ortiga di Nanni Svampa

Ascolta qui 👉🏻 La Rita de l’Ortiga di Nanni Svampa

Cari Amici,
vi ho già accompagnato nell’orto di mio nonno nell’articolo ORTO&ARTE.
Prima di accompagnarvi per le strade di Milano, per il tredicesimo appuntamento di ARTE IN CASA desidero parlarvi di quella che era la terra degli orti milanese, il Quartier de l’Ortiga, nella periferia est della città, al confine con Lambrate.
E’ il 1696 e per la prima volta la parola Ortica compare per indicare il nome di una celebre osteria con cascina che si trova ancora oggi nella via omonima.
Quel nome finì per identificare tutto il quartiere. Per sempre.
Non solo. Ortica deriva non dalla pungente pianta che tutti conosciamo bensì da orto, ortaglia, luogo adatto alle coltivazioni in quanto irrigabile dal fiume Lambro.
Nelle cronache, infatti, l’Ortica viene sempre dipinto come un luogo di terreni fertili, ancora presenti agli inizi del Novecento.

Nella seconda metà dell’Ottocento i campi coltivati cedettero il posto alla strada ferrata ferdinandea, inaugurata nel 1846, alla stazione intermediaria tra Milano e Monza (dismessa nel 1931) e alle industrie, quella ceramica della Richard-Ginori e quella metalmeccanica della Fratelli Innocenti.
Quest’ultima, aperta nel 1933, fu attiva soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale con il suo brevetto del Tubo Innocenti, ovvero gli snodi per impalcature, utili all’epoca della guerra per gli interventi di ingegneria “di pronto soccorso” e ancora oggi comunemente utilizzati.
Doveroso ricordare che dalla Fratelli Innocenti nacque la grande concorrente della Vespa, la Lambretta, così chiamata da Daniele Oppi poiché prodotta nelle vicinanze del fiume Lambro.

Oltre alla storia dell’Ortiga, uno degli aspetti che letteralmente adoro di questo quartiere è quello di poter camminare tra le strade di un vero e proprio museo permanente a cielo aperto, un luogo dove poter dire, semplicemente, che “qui la storia la conoscono i muri”.
Sto parlando del progetto ORME, (Ortica Memoria): a partire dal 2015, in occasione del 70° anniversario della Liberazione, il quartiere viene ricoperto con murales che raccontano la sua storia e quella della città nel corso del Novecento.
Il progetto è capeggiato da Wally e Alita, due street artists italiani che si nascondono sotto lo pseudonimo di Ortiocanoodles e che hanno fatto capolino nelle strade delle principali città europee nel 2004, prima con operazioni di stickering e incollando manifesti, poi con creazioni basate su un codice pop incentrato sull’uso della tecnica dello stencil.

Tra i murales dell’Ortiga campeggiano i volti di Alda Merini, Liliana Segre, quelli di coloro che hanno cantato l’Ortica, e alcuni l’hanno anche vissuta, come Ornella Vanoni, Enzo Jannacci, Dario Fo, Ivan Della Mea, Giorgio Strehler, Giorgio Gaber e Nanni Svampa.
Un meraviglioso graffito dedicato agli Orti dell’Ortica, per ricordare con fiori e colori il passato agricolo del piccolo borgo.
E tanti altri ancora …
Un murales non inaugurato a causa del lockdown.
Uno appena iniziato e quasi terminato dedicato al noster Domm.

Guarda il video 👉🏻 “Un assaggio di Ortica” 

Vi ho già raccontato troppo … sa védum a l’Ortiga per una visita guidata!

Presto vi aggiornerò sulle prossime visite guidate!
elysArte

Foto di Andrea Cherchi

Credits
Or.Me Ortica Memoria

ARTE IN CASA ~ Il villaggio dei giornalisti

Mario Cavallè, casa a fungo, 1946

Cari Amici,
da piccola mi chiedevo come sarebbe stato vivere nella casa di un puffo.
Sì, ricordate i puffi? Quelle buffe creature blu con le loro case a forma di fungo?
Bene, avreste mai pensato che, nel vasto mondo della storia dell’architettura, c’è stato qualcuno che ha progettato case a forma di fungo?
Ebbene sì, tutto è possibile.

Per l’undicesimo appuntamento di ARTE IN CASA desidero farvi conoscere un quartiere di Milano famoso per le sue case a forma di fungo e non solo.
Sto parlando del Villaggio dei giornalisti.

Ci troviamo nella zona nord-orientale della città, nel quartiere della Maggiolina, poco oltre la Stazione Centrale, quartiere che nel corso del Novecento fu investito da interessanti ed originali progetti architettonici.
Nel 1911 l’avvocato Mario Cerati, redattore del quotidiano milanese Il secolo, scrisse un articolo nel quale denunciò come l’attenzione del governo fosse concentrata solo sull’urbanistica popolare, mentre scarseggiavano i quartieri della piccola e media borghesia.
Promosse così la “costituzione di una società cooperativa per l’acquisto di terreni nel Comune Milano o nelle sue immediate vicinanze per costruirvi fabbricati ad uso di abitazione dei suoi soci”.
L’iniziativa ebbe un forte successo: venne costituita la società “Quartiere Giardino Mirabello”, dal nome della villa quattrocentesca, ancora oggi ben conservata, vicino alla quale iniziarono le prime operazioni.
I terreni acquistati furono identificati nelle immediate vicinanze, ma tutti fuori da Milano, in località Greco Milanese, paese adiacente alla grande città che venne aggregato al Comune di Milano nel 1923.
Considerando che il primo nucleo di aderenti all’iniziativa furono pubblicisti, si diede al quartiere il nome di “Villaggio dei Giornalisti” che fu progettato dell’ingegnere Evaristo Stefini.

Nel quartiere si esibì l’estro creativo dell’ingegnere Mario Cavallè che realizzò nel 1946 le celebri case a igloo, chiamate anche case zucca e le singolari case a fungo.

Queste ultime particolare abitazioni furono progettate sul modello del fungo allucinogeno Amanita Muscaria, ovvero il fungo per antonomasia che i bambini disegnano fin da piccoli: quello rosso con i puntini bianchi. Purtroppo agli inizi degli anni Sessanta i funghi di Cavallè furono demoliti ma nel Comune di Novate Milanese ne sono stati riprodotti tre, non del tutto uguali a quelli originali ma in grado comunque di richiamarne la memoria.

Oltre a queste originali casette è doveroso ricordare la presenza nel quartiere dell’abitazione che l’architetto Luigi Figini progettò per se stesso, Villa Figini: una struttura in cemento armato sostenuta da pilastri ispirata agli insegnamenti del grande architetto Le Corbusier, manifesto dell’architettura razionalista italiana e Bene Storico Monumentale.

Luigi Figini, Villa Figini, 1934-1935 © Archivio Architetto Figini AAF Milano

Le sorprese non finiscono qui.
In un dialogo tra antico e moderno si colloca la splendida Villa Mirabello, uno degli esempi di maggior interesse per quanto riguarda la tipologia della villa-cascina suburbana quattrocentesca. Il nome deriva dal nobile Giovanni Mirabello che acquisì la proprietà dopo l’ultimo duca della dinastia viscontea, Filippo Maria Visconti. Nel 1445 la villa entrò in possesso di Pigello Portinari, nobile fiorentino incaricato di gestire a Milano il Banco Mediceo e committente della cappella Portinari in S. Eustorgio.

Villa Mirabello, seconda metà sec. XV

Come sempre, vorrei raccontarvi molto di più su questo insolito ed interessante quartiere ma … vi aspetto ad una mia futura visita guidata!

Un caro saluto
elysArte

Credits

Urbanlife
Vecchiamilano

Immagini
Wikipedia
Pinterest

ARTE IN CASA ~ L’oratore dello sciopero di Emilio Longoni

Cari Amici,
in occasione della Festività del 1° maggio appena trascorsa, per il decimo appuntamento di ARTE IN CASA desidero condividere con voi la descrizione di un’opera d’arte presente alla mostra Divisionismo. La rivoluzione della luce al Castello di Novara. Un’opera significativa non solo dal punto di vista artistico ma soprattutto storico in quanto il dipinto raffigura lo sciopero con il quale il 1° maggio del 1890 Milano celebrò per la prima volta la Festa dei lavoratori.

Sto parlando de L’oratore dello sciopero di Emilio Longoni, opera proveniente dalla Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, paese natale dell’artista.

EMILIO LONGONI, L’oratore dello sciopero, 1890-1891, olio su tela, 193 x 134 cm, Barlassina, Banca di Credito Cooperativo

Esposto nel 1891 alla Prima Esposizione Triennale di Brera, evento che rappresentò “la prima uscita pubblica dei divisionisti”, insieme a Sole d’Inverno e La Piscinina, il primo un dipinto che “piace ai pittori”, il secondo una tela “che piace a tutto il pubblico ed agli artisti”, L’oratore dello sciopero, sia per il linguaggio sperimentale con cui è condotto, sia per il contenuto apertamente politico è un dipinto che “piace a pochi e a molti dispiace”.

EMILIO LONGONI, La piscinina, 1891, olio su tela, 126 x 71 cm, Collezione privata

Rispetto alle numerose opere di contenuto sociale presenti all’esposizione, L’oratore dello sciopero è l’unico ad affrontare un soggetto di cronaca politica.
A Milano la festa del 1° maggio si era trasformata in una giornata di tumulti e scontri armati tra la polizia e i manifestanti, tumulti ai quali Longoni aveva assistito e forse partecipato.

Quello che più colpisce di questo dipinto, oltre all’uso di un colore acceso steso a pennellate veloci e materiche, è l’audace taglio compositivo: la scena è colta dall’alto e il punto di vista dell’artista viene dunque a coincidere con quello dell’oratore issatosi su un’impalcatura di un cantiere in Piazza Fontana. Si tratta di un vero e proprio manifesto di intenti da parte di Longoni che, mostrandosi, letteralmente, a fianco di una delle categorie di lavoratori più numerose e agguerrite della Milano di fine secolo, quella dei muratori, annuncia con chiarezza di voler fare della propria pittura una strumento di comunicazione politica.

La figura di Emilio Longoni si lega molto bene con quella di Giovanni Segantini, protagonista con All’ovile di un altro mio articolo dedicato alle opere in mostra a Novara.
I due si conoscono nel 1875 all’Accademia delle Belle Arti di Brera e tra loro nasce un’amicizia sincera. Gli amici, si sa, si aiutano. Dopo qualche anno, a seguito di alcune delusioni in campo artistico, un viaggio a Napoli  e senza lavoro, Longoni torna a Milano ed incontra l’ex compagno di accademia.
Segantini per aiutare l’amico in difficoltà lo introduce ai fratelli Alberto e Vittore Grubicy de Dragon, che svolgevano con la propria galleria d’arte in via San Marco un’importante opera di mecenatismo nei confronti di giovani artisti emergenti, fornendo loro anche stimoli culturali per un aggiornamento sui coevi orientamenti dell’arte europea; i due fratelli offrono al giovane Longoni un contratto.
Così dal 1882 al 1884 Longoni e Segantini vivono e lavorano per la galleria Grubicy fianco a fianco, prima a Pusiano, in Brianza, poi a Carella, sul lago di Segrino.
Il rapporto con i Grubicy e l’amicizia con Segantini si interrompono tuttavia alla fine del 1884 quando Longoni non accetta più che alcuni suoi dipinti, come da contratto consegnati ai galleristi non firmati né datati, vengano siglati da Grubicy con il nome di Segantini e così venduti. E’ il caso de Le capinere, altra opera esposta in mostra.

EMILIO LONGONI, Le capinere, 1883, olio su tela, 110 x 170 cm, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano

Ci sono altre opere di Longoni che desidero condividere con voi … ma per questo vi aspetto direttamente alla mostra Divisionismo. La rivoluzione della luce, appena questa riaprirà i battenti in autunno al Castello di Novara!

Un caro saluto
elysArte

 

Credits

Elisabetta Chiodini, Divisionismo. La rivoluzione della luce, 2019
METS Percorsi d’Arte, Novara

Immagini: http://www.deartibus.it e Pinterest

ARTE IN CASA ~ ORTO&ARTE

Cari Amici,
nella ricorrenza del mio compleanno, mi piace riguardare le foto di quando ero piccola.
Ce n’è una in particolare a cui sono molto affezionata.
E’ la foto scattata insieme a mio nonno Luigi nel bel mezzo di quello che per me era il paese delle meraviglie: l’orto!
La vita ha voluto che io nascessi il 10 aprile, il giorno successivo al compleanno di mio nonno Luigi ed è per questo che conservo un legame molto speciale con lui.
Una persona cara che ci ha lasciato parecchio tempo fa e che se fosse ancora viva avrebbe 89 anni!

Ricordando l’orto di mio nonno ho avuto l’ispirazione per l’ottavo appuntamento di ARTE IN CASA.
L’Orto milanese per antonomasia è l’Orto Botanico di Brera, uno dei luoghi più affascinanti e magici della città che ancora oggi si estende accanto al complesso dell’Accademia. La magia di questo orto è quella saperti catapultare in una dimensione in cui il tempo sembra annullarsi, un luogo dove assaporare il silenzio si trasforma in un’esperienza sensoriale davvero unica.
Sotto le fronde di alberi secolari, annusando i profumi delle piante aromatiche, ammirando i colori dei fiori è possibile entrare in contatto con una natura autentica, speciale.

L’Orto Botanico di Brera fu istituito nel 1774 quando Maria Teresa d’Austria stabilì che l’ex giardino dei Gesuiti diventasse un’istituzione con finalità didattico-scientifiche per gli studenti di medicina e farmacia del ginnasio di Brera. In quel periodo venne privilegiata la coltivazione di piante officinali anche per il parziale rifornimento della Spezieria di Brera, destinata al servizio pubblico della città.
In periodo francese si cercò di trasformare l’Orto in luogo di ritrovo e svago per la cittadinanza introducendo anche piante esotiche ornamentali, ma con la caduta di Napoleone prima e l’Unità d’Italia poi, l’Orto Botanico cadde sempre più in abbandono; nel 2001 è stato recuperato, riportato all’antico splendore e riaperto al pubblico.
Attualmente l’Orto Botanico di Brera è un Museo universitario con la finalità di salvaguardare un bene storico come testimonianza del modello culturale in vigore nella seconda metà del Settecento.
Fa parte, assieme ad altri 6 orti botanici, della Rete degli Orti della Lombardia, associazione che ha lo scopo di progettare e sviluppare iniziative culturali congiunte.
Tra le specie più interessanti spiccano i patriarchi dell’Orto, due Ginkgo biloba di due secoli e mezzo di vita, simbolo del giardino e siti nello storico arboreto.

Ora che vi ho parlato dell’Orto desidero condividere il legame che esiste tra l’Orto Botanico di Brera e alcune opere d’arte conservate alla Pinacoteca di Brera, focalizzando l’attenzione sul mondo vegetale rappresentato nei dipinti, lo stesso mondo che popola il meraviglioso Orto Botanico.

Prima di iniziare vi ricordo che la Pinacoteca di Brera, nata nel 1776 come eterogenea raccolta di opere destinata alla formazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera voluta dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, fu ufficialmente istituita del 1809 come museo pubblico da Napoleone Bonaparte. Oggi, Museo di statura internazionale, raccoglie in 38 sale capolavori di artisti italiani dal XIV al XIX secolo.

Vittore Carpaccio e la borragine
Disputa di Santo Stefano fra i Dottori nel Sinedrio, 1514

Borragine

Clicca sull’immagine per ammirarla in ogni suo dettaglio.

VITTORE CARPACCIO, Disputa di Santo Stefano fra i Dottori nel Sinedrio, 1514, olio su tela, 147 x 172 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Vittore Carpaccio nacque a Venezia intorno al 1465 e lì operò fino alla morte avvenuta nel 1526. I suoi dipinti più famosi sono i cicli di storie realizzati per le principali confraternite della città (Scuole). In queste opere, la tradizione narrativa veneziana si coniuga con l’attenzione al dettaglio propria dell’arte fiamminga, dando vita ad ambientazioni fantastiche.
La Disputa di Santo Stefano fra i Dottori nel Sinedrio faceva parte della serie di cinque grandi tele con le storie del santo che ornavano la sede veneziana della Confraternita dei Laneri.
Carpaccio ambienta la vicenda, che si era svolta a Gerusalemme, in uno scenario immaginario con edifici fantastici, in cui molti personaggi sono abbigliati all’orientale. Anche le piante, fra le quali molte sono medicinali, vengono descritte minuziosamente e tra di esse, in basso a destra, è riconoscibile la borragine. L’insolita scelta di raffigurare proprio questa pianta dipende forse dal fatto che il suo nome si collega al mondo dei produttori e dei commercianti della lana, che costituivano la maggioranza dei confratelli della Scuola di Santo Stefano. Borragine, infatti, deriva dal latino borra, un tessuto di lana ruvida, per la peluria che ricopre le foglie.

Bernardino Luini e la Rosa
Madonna col Bambino (Madonna del Roseto), 1520-1521 circa

Rosa
BERNARDINO LUINI, Madonna col Bambino (Madonna del Roseto), 1520-1521 circa, olio su tavola, 70 x 63 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Bernardino Scapi detto Luini perché nacque nei pressi di Luino nel 1480 circa, fu prevalentemente attivo a Milano, dove morì nel 1532. Le sue prime opere rivelano l’influenza di Zenale, Bergognone, Bramantino e Leonardo. Il suo stile maturo mostra impianti compositivi molto semplici ed espressione smisurata dei sentimenti, anche nelle scene più drammatiche.
La Madonna del Roseto è un’opera probabilmente destinata alla Certosa di Pavia. Nella rappresentazione della Vergine col Bambino, Luini coniuga il gusto per la descrizione del dato naturale tipico della tradizione lombarda con gli studi botanici iniziati da Leonardo fin dal periodo fiorentino. Ogni specie vegetale è ben riconoscibile e resa con estrema aderenza alla realtà. Di particolare rilievo il pergolato di rose che funge da sfondo alla scena, crando un hortus conclusus, elemento tradizionalmente associato alla figura di Maria, alludendo alla sua purezza. L’iconografia del giardino chiuso è connessa con l’Immacolata Concezione della Vergine e con la sua totale estraneità dal peccato.

Vorrei raccontarvi altre opere in cui è tangibile la presenza del mondo vegetale dell’Orto Botanico di Brera ma … vi aspetto ad una mia futura visita guidata!

Un caro saluto
elysArte

Credits
ArteOrto (da un progetto di Aboca in collaborazione con la Pinacoteca e l’Orto Botanico di Brera).
Wikipedia

Divisionismo. La rivoluzione della luce a Novara

Cari Amici,
vi propongo una visita guidata alla mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce” al Castello di Novara. Con settanta opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, la mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce”, ha l’ambizione di essere la più importante mostra dedicata al Divisionismo realizzata negli ultimi anni,
movimento giustamente considerato prima avanguardia in Italia.
Attraverso otto sezioni tematiche ripercorreremo insieme la storia di questa esperienza artistica, conoscendone i più significativi protagonisti come
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati.

Quando?

👉🏻 Sabato 18 gennaio 2020, ore 11:00 e 16:00

👉🏻 Giovedì 20 febbraio 2020, ore 15:30

👉🏻 Sabato 29 febbraio 2020, ore 15:00

👉🏻 Sabato 7 marzo 2020, ore 16:30

👉🏻 Mercoledì 1 aprile 2020, ore 17:30

Tariffa: 15 euro (biglietto d’ingresso, visita guidata, sistema di microfonaggio)

Posti disponibili: 20

Per informazioni e iscrizioni

Phone: +39 349 83 93 984
Email: elysa.zanoni@gmail.com

Un caro saluto 🤗
elysArte

Domenica 17 marzo 2019 ~ IL DUOMO di Milano

Cari Amici,
vi segnalo il primo appuntamento del mese di marzo con elysArte!

👉🏻 Domenica 17 marzo 2019, ore 14.30
Visita guidata al Duomo di Milano.
Tutti i dettagli nella locandina 😉

Un caro saluto e un abbraccio a tutte le donne 🤗🌷
elysArte

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