Murale “Agli Orti dell’Ortica”. Foto di Andrea Cherchi

“Dòpo el pont che va giò a l’Ortiga, dove ona volta gh’era on quaj praa, coi sò pegor gh’era la Rita a faj pascolà. La Rita de l’Ortiga di Nanni Svampa

Ascolta qui 👉🏻 La Rita de l’Ortiga di Nanni Svampa

Cari Amici,
vi ho già accompagnato nell’orto di mio nonno nell’articolo ORTO&ARTE.
Prima di accompagnarvi per le strade di Milano, per il tredicesimo appuntamento di ARTE IN CASA desidero parlarvi di quella che era la terra degli orti milanese, il Quartier de l’Ortiga, nella periferia est della città, al confine con Lambrate.
E’ il 1696 e per la prima volta la parola Ortica compare per indicare il nome di una celebre osteria con cascina che si trova ancora oggi nella via omonima.
Quel nome finì per identificare tutto il quartiere. Per sempre.
Non solo. Ortica deriva non dalla pungente pianta che tutti conosciamo bensì da orto, ortaglia, luogo adatto alle coltivazioni in quanto irrigabile dal fiume Lambro.
Nelle cronache, infatti, l’Ortica viene sempre dipinto come un luogo di terreni fertili, ancora presenti agli inizi del Novecento.

Nella seconda metà dell’Ottocento i campi coltivati cedettero il posto alla strada ferrata ferdinandea, inaugurata nel 1846, alla stazione intermediaria tra Milano e Monza (dismessa nel 1931) e alle industrie, quella ceramica della Richard-Ginori e quella metalmeccanica della Fratelli Innocenti.
Quest’ultima, aperta nel 1933, fu attiva soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale con il suo brevetto del Tubo Innocenti, ovvero gli snodi per impalcature, utili all’epoca della guerra per gli interventi di ingegneria “di pronto soccorso” e ancora oggi comunemente utilizzati.
Doveroso ricordare che dalla Fratelli Innocenti nacque la grande concorrente della Vespa, la Lambretta, così chiamata da Daniele Oppi poiché prodotta nelle vicinanze del fiume Lambro.

Oltre alla storia dell’Ortiga, uno degli aspetti che letteralmente adoro di questo quartiere è quello di poter camminare tra le strade di un vero e proprio museo permanente a cielo aperto, un luogo dove poter dire, semplicemente, che “qui la storia la conoscono i muri”.
Sto parlando del progetto ORME, (Ortica Memoria): a partire dal 2015, in occasione del 70° anniversario della Liberazione, il quartiere viene ricoperto con murales che raccontano la sua storia e quella della città nel corso del Novecento.
Il progetto è capeggiato da Wally e Alita, due street artists italiani che si nascondono sotto lo pseudonimo di Ortiocanoodles e che hanno fatto capolino nelle strade delle principali città europee nel 2004, prima con operazioni di stickering e incollando manifesti, poi con creazioni basate su un codice pop incentrato sull’uso della tecnica dello stencil.

Tra i murales dell’Ortiga campeggiano i volti di Alda Merini, Liliana Segre, quelli di coloro che hanno cantato l’Ortica, e alcuni l’hanno anche vissuta, come Ornella Vanoni, Enzo Jannacci, Dario Fo, Ivan Della Mea, Giorgio Strehler, Giorgio Gaber e Nanni Svampa.
Un meraviglioso graffito dedicato agli Orti dell’Ortica, per ricordare con fiori e colori il passato agricolo del piccolo borgo.
E tanti altri ancora …
Un murales non inaugurato a causa del lockdown.
Uno appena iniziato e quasi terminato dedicato al noster Domm.

Guarda il video 👉🏻 “Un assaggio di Ortica” 

Vi ho già raccontato troppo … sa védum a l’Ortiga per una visita guidata!

Presto vi aggiornerò sulle prossime visite guidate!
elysArte

Foto di Andrea Cherchi

Credits
Or.Me Ortica Memoria