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parole che rotolano, immagini che catturano, luoghi da conoscere, emozioni da vivere…

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Arte

Domenica 2 dicembre 2018 ~ LA “CAPPELLA SISTINA” di Milano

Cari Amici,
elysArte vi aspetta per una nuova visita guidata!
👉🏻 Domenica 2 dicembre 2018, ore 14.45.
LA “CAPPELLA SISTINA” di Milano.
Un’occasione per visitare una delle chiese più affascinanti della città.
Tutti i dettagli nella locandina 😉

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L’Ultima Cena di Leonardo e la chiesa di Santa Maria delle Grazie

L’Ultima Cena, denominata anche “Cenacolo Vinciano”, è una delle maggiori opere eseguite da Leonardo Da Vinci, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Nell’ambito di un vasto programma di lavori voluto da Ludovico il Moro, Leonardo riceve tra il 1494 e il 1495 l’incarico di decorare la sala del refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie con la raffigurazione dell’Ultima Cena.

Il tema era stato già indagato da altri artisti, ma Leonardo, a differenza dei suoi predecessori, sceglie di rappresentare il momento immediatamente successivo al terribile annuncio del tradimento, quando, tra lo sbigottimento generale, gli Apostoli si interrogano su quanto sta per avvenire. “Uno di voi mi tradirà”: con queste parole Gesù getta scompiglio tra i Dodici scatenando un dialogo che Leonardo raffigura sapientemente attraverso la posizione dei corpi e delle mani la cui gestualità loquace collega un gruppo all’altro. La scena, drammatica e coinvolgente, è intrisa di emozioni quali incredulità, inquietudine, paura, sospetto; ciò che risulta dominante è la magistrale rappresentazione della complessa psicologia dei personaggi che reagiscono allo stesso evento in modi diversi, in ragione del proprio temperamento.

Non perdete l’occasione di scoprire questo meraviglioso capolavoro insieme a una guida turistica abilitata che vi mostrerà l’Ultima Cena e la Basilica di Santa Maria delle Grazie.

Quando?

Mercoledì 22 agosto 2018, ore 14.45

Martedì 25 settembre 2018, ore 14.45

Mercoledì 10 ottobre 2018, ore 14.45

Venerdì 2 novembre 2018, ore 14.45

Martedì 13 novembre 2018, ore 14.45

Mercoledì 21 novembre 2018, ore 14.45

Martedì 4 dicembre 2018, ore 14.30

Venerdì 21 dicembre 2018, ore 14.30

Posti limitati!!!

Per maggiori informazioni contattatemi!
ELISA ZANONI
E-mail: elysa.zanoni@gmail.com
Phone: +39 349 8393984

Impressioni

Sapete qual è il sogno più bello di una guida turistica?

Vedere l’Arte trasformarsi in realtà.

L’ho studiata sui libri, l’ho ammirata in musei e mostre ma vedere l’Arte prendere vita, questa sì che è un’esperienza unica! E la cosa straordinaria è che non ho dovuto attraversare oceani, prendere treni o aerei. Questo miracolo è successo vicino a casa, a Somma Lombardo, alla diga del Panperduto.

Lo affermo sempre: cerchiamo l’oro lontano, ma il vero tesoro è più vicino di quanto pensiamo.

Adoro questi momenti, in cui un semplice pomeriggio in compagnia di buoni amici, si trasforma in una favola, una magia, che vorresti rivivere all’infinito.

Fremo ancora mentre scrivo questo racconto, sono euforica come una bambina quando apre un bel regalo.

Quando ho visitato la diga del Panperduto quasi un anno fa, mi sono iscritta alla Newsletter dal sito web www.panperduto.it. In fondo è un ottimo strumento per andare alla ricerca di esperienze ed eventi.

“Impressioni del Panperduto. Passeggiata tra natura e Impressionismo, incontrando gli artisti e l’atmosfera di quell’epoca” recita la locandina dell’evento di domenica 18 giugno. L’occasione è la prima Giornata Nazionale dei Piccoli Musei, che mira a celebrare questo luogo fatto di natura, architettura e storia qual è il Panperduto.

Mi sono subito detta: non posso mancare!

  

Così insieme a Stefano, Max, Laura, Mauro e la sua famiglia, siamo andati alla scoperta di questa bella iniziativa. Si parte con la visita guidata alla diga del Panperduto, condotta da Claudia Tramarin (che non-a-caso conosco) e poi grazie alla collaborazione con l’Associazione “Quelli del Sessantatre” di Somma Lombardo ecco che figuranti in costume ottocentesco si trasformano in veri e propri quadri viventi, riproponendo le opere dei maggiori esponenti dell’Impressionismo francese, artisti come Renoir, Van Gogh, Pissarro, Monet.

Subito inizio a scattare fotografie, fagocitata dalla Bellezza che mi avvolge. Insomma quelle persone, con i loro vestiti, i loro colori, le loro espressioni … insomma … sono dei veri e propri capolavori! Cioè, voglio dire, è una magia: e non si provano le sensazioni che si ascoltano di fronte ad un quadro, questa è un’emozione nuova, che non ho mai provato!

Perché la cosa straordinaria è che non siamo a Parigi, non c’è Van Gogh, i personaggi ritratti non parlano francese … eppure è tutto così … maledettamente reale, vivo, vero!

  

Sarei stata le ore ad ammirare tutta questa Bellezza, così genuina, così umana.

Questo è quello di cui ha bisogno il mondo. Pennellate di colore che emozionano. Persone che con il loro amore, la loro passione, la loro amicizia trasmettono questo colore. E in questo caso quel colore che è protagonista della pittura Impressionista. Quella pittura che si impasta con il molle respiro della natura, che ferma il mondo così come è colto dall’occhio e ne registra le impressioni … proprio come l’obiettivo della macchina fotografica!

Sì, perché è la fotografia, la cui invenzione si fa convenzionalmente risalire agli inizi del 1800, che contamina la pittura e proprio in queste contaminazioni si colloca il movimento Impressionista.

E se vi dicessi che nel 1874 la prima di una serie di otto esposizioni note come impressioniste si è svolta nello studio di un fotografo di nome Gaspard-Félix Tournachon, in arte Nadar?

Siamo tutti collegati.

Per la pittura impressionista è determinante dipingere en plein air, all’aria aperta, perché soltanto così, osservando le cose sotto una diretta luce naturale, si può arrivare ad una resa adeguata e non convenzionale del mondo reale così come effettivamente si vede.  L’occhio del pittore funziona come l’obiettivo fotografico: mira a un motivo, cioè a un soggetto naturale, molto spesso scelto per la complessità dei suoi effetti di luce e di ombra, e si sforza di coglierne con la massima precisione i valori cromatici, per restituirli nel modo più puntuale sulla tela.

Amici fotoamatori cosa ne pensate?

L’esperienza del plein air dimostra a Monet e agli artisti che lo seguono essenzialmente due cose: in natura i contorni non esistono; i colori delle cose si influenzano reciprocamente nelle parti in cui si trovano più vicini. L’applicazione di tali osservazioni si risolve in quadri molto confusi per chi era abituato a una pittura basata su un disegno che delimita nettamente i colori. Le ombre, inoltre, non sono più ottenute, come da consuetudine accademica, aggiungendo nero, cioè attraverso il chiaroscuro, ma accostando colori di diverso valore tonale.

Così nei dipinti di Claude Monet i soggetti passano in secondo piano rispetto alla maniera con la quale sono raffigurati. Al centro dell’interesse del pittore è il linguaggio, la maniera pittorica, volti a una composizione che da un punto di vista ottico corrisponda nel modo più oggettivo a quanto l’occhio ha effettivamente visto.

Insomma la pittura di Monet è la pittura della realtà: a lui interessa restituire con il mezzo specifico della pittura – il colore – la propria percezione fisica della realtà.

Nello studio del maestro accademico Charles Gleyre, Monet conosce un altro dei massimi esponenti dell’Impressionismo: Pierre-Auguste Renoir. Lui si diverte a collocare i suoi modelli sotto gli alberi, dove il sole, filtrando tra le foglie, li punteggia di macchie luminose. Lui studia la varietà di comportamenti dei suoi personaggi, le luci e i colori del luogo e le traduce sulla tela con linee curve, a spirale: il risultato è una pittura dolcemente chiazzata che crea un insieme offuscato, quasi liquido, di cangianti campi luminosi.

E poi … poi nel 1888 arriva a Parigi Vincent Van Gogh, l’artista maledetto che inizia a dipingere a soli 27 anni e muore suicidandosi 10 anni dopo, a 37 anni! 10 anni vissuti tra angoscia ed euforia, una carriera breve ma intensa. Intensa come i suoi colori che si trasformano per suscitare emozioni. Anche lui è interessato al significato umano di quello che rappresenta. E anche nei suoi dipinti ogni elemento appare fluttuante, vibrante, carico di energia, grazie ad una tecnica originale basata su pennellate turbinose e dense, colori intensi e contrastanti, deformazioni dei soggetti appositamente ricercate.

Bene, come sempre mi lascio trasportare dall’entusiasmo.

Starei le ore a scrivere ma è ora di ammirare!

Sapete cos’è la cosa straordinaria delle immagini che vedrete?

Se ascoltate bene, ancora oggi, come nel 1800, realtà, fotografia e pittura stanno chiacchierando, silenziose. Ascoltatele.

 

“Mosaico Fotografico”

Conosco la Pro Loco di Robecco sul Naviglio da molti anni.
Posso dire che grazie a loro ho iniziato a raccontare l’arte vicina di casa.
I primi passi da guida li ho mossi qui, lungo le sponde del Naviglio Grande, tra le splendide ville che si affacciano sul canale. E la cosa straordinaria è che ancora oggi ci sono realtà come queste che si trasformano in veri e propri ambasciatori di questa bellezza e che continuano ad impegnarsi per diffonderla e condividerla.
Sono Francesco Mascia e Claudia Tramarin della Pro Loco di Robecco sul Naviglio che mi invitano ad esporre all’evento “RipArte – Arte sulla riva”, domenica 28 maggio 2017.
Questa volta espongo 8 foto. “Mosaico Fotografico”.
Tessere di colori diversi che si avvicinano a formare una sorta di mosaico.
Sono foto che nascono in momenti diversi, non sono collegate tra loro.
Mi piace l’idea di lasciare questa libertà.
Scattate dalla stessa persona ma libere tra loro.
Per questa mostra mi affido all’esperienza di Giuseppe, Gilberto, Mauro e alla creatività e follia di Gianmario e del suo drone.
Vedere le proprie foto insieme a qualcuno che ha più esperienza è sempre utile.
Ti aiuta a diventare critico, a capire gli sbagli, come migliorare, cosa valorizzare, come creare.
Insieme a Gianmario mi sono divertita a creare questa scena: in un campetto di calcio io e la mia squadra fotografica ci impegniamo per vincere!

 

“Lo sguardo oltre la guida”

La mostra “Lo sguardo oltre la guida” nasce da una chiaccherata tra me, Raffaella e Valeria.
A Galliate il Bar km0 Caffè, in collaborazione con Raffaella Bozzola, organizzatrice di eventi e il fotografo Emiliano Maiolo, ospita mensilmente mostre fotografiche di persone appassionate di fotografia.
Ho conosociuto Raffaella in un viaggio a Londra organizzato da Valeria, meglio conosciuta come HappyValery.
Quando Raffaella ha visto i miei scatti londinesi mi ha proposto di esporre la mia passione.
Non vi nascondo la mia preoccupazione: la gestione del tempo, i contatti per le stampe, la scelta delle foto.
Ma grazie al supporto e alla collaborazione di Raffaella e Valeria in 15 giorni la mostra è fatta.
Il titolo lo abbiamo deciso insieme.
Sono guida e accompagnatore turistico e così ho pensato che tutti gli scatti che avrei esposto sarebbero state immagini che ho catturato quando non sono al lavoro o dopo il lavoro.
20 scatti. Architettura. Dettagli. Persone.
Tre tematiche che sento molto affini alla mia personalità, al mio modo di essere e che desidero continuare a sviluppare.

Dopo qualche settimana vengo contattata da Emanuela, educatrice alla casa di riposo San Francesco di Novara che mi chiede di andare a trovarla per vedere la nuova location della mostra “Lo sguardo oltre la guida”.
Un luogo davvero singolare: una casa di cura.
La semplicità di mostrare delle immagini che possano stimolare, stupire, accogliere lo sguardo degli ospiti che quotidianamente vivono questa realtà mi ha spinto ha dire di sì ad Emanuela.
Dopo Galliate, la mostra si trasferisce a Novara.
Appena io ed Emanuela esponiamo le prime foto alcuni ospiti curiosi iniziano a guardarle.
Un ospite originario di Milano riconosce subito le guglie del “Domm de Milan”.
Ecco, questa è una cosa bellissima: sapere che qualcuno può identificarsi in uno scatto.

 

            

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