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Milano

La scopetta di Ludovico il Moro 🧹

Cari Amici,
la ripresa lavorativa di visite guidate a Milano, 🗣 porta sempre con sé una grande carica ed entusiasmo. Non solo.
Ritornare nei luoghi più cari regala l’opportunità di ri-vedere con occhi nuovi 👀 dettagli già conosciuti e dotati di un eterno fascino.
Così, mentre mi perdo letteralmente tra i cortili del Castello Sforzesco, fotografo per l’ennesima volta la scopetta di Ludovico il Moro. 🧹
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Si tratta di uno dei tanti e singolari stemmi sforzeschi che costellano non solo Milano, ma tutti quei luoghi che hanno visto il passaggio di uno degli Sforza più astuti della casata.
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Conoscete la storia di questo stemma? Ve la racconto io.
Avete mai sentito parlare della celeberrima Impresa della scopetta? 🧹
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In primis, l’impresa, è la rappresentazione simbolica di un proposito, di un desiderio, di una linea di condotta per mezzo di un motto o di una figura che vicendevolmente si interpretano.
L’impresa della scopetta è legata proprio a Ludovico il Moro, così chiamato per la sua carnagione scura e per il suo bel caschetto nero corvino.
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Durante il suo ducato egli non perdeva mai occasione di ricordare a tutti l’aspetto morale della sua politica.
Così, in una delle sale del Castello Sforzesco di Milano 🏰 fece eseguire un curioso dipinto in cui vi era raffigurata una dama in abbigliamento regale, ✨ con una veste ricamata ad emblemi delle città italiane.
Accanto stava uno scudiero moro in atto di ripulirla con la famosa scopetta. 🧹
A chi chiedeva lumi, Ludovico rispondeva: “La donna è l’Italia, io sono lo scudiero, la scopetta è per nettar l’Italia d’ogni bruttura”.

Allegoria dell’Italia nettata dal Moro tratta dal libro “Dialogo dell’imprese militari et amorose” di Paolo Giovio, Lione 1574.

Testimonianza tangibile del significato simbolico della scopetta e di quanto vi ho appena raccontato, sono le seguenti parole:
(Ludovico il Moro) “aveva fatto dipingere in Castello l’Italia in forma di reina 👸🏽 che aveva in dosso una veste d’oro ✨ ricamata a ritratti di città che rassomigliavano al vero e dinanzi le stava uno scudiero moro negro con una scopetta in mano. Perché dimandando l’ambasciator fiorentino al Duca al che serviva quel fante negro, rispose che scopettava quella veste e le città per nettarle d’ogni bruttura, volendo che s’intendesse il Moro essere arbitro dell’Italia e assettarla come gli pareva”.
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A scrivere queste parole fu l’erudito comasco Paolo Giovio nel suo Dialogo delle imprese eroiche ed amorose, composto a Firenze negli anni Cinquanta del Cinquecento: un sagace trattatello, di genere squisitamente cinquecentesco, dedicato appunto alle “imprese”.
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Non è finita qui.
Oltre alla scopetta, lo stemma sforzesco è caratterizzato anche da un nastro sul quale compare uno dei motti preferiti di Ludovico Merito et tempore, ovvero “per merito e con tempo”.
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Dove si trova la scopetta 🧹 che ho fotografato al Castello Sforzesco di Milano?
Andate a cercarla nel cortile della Rocchetta!
Un consiglio: guardate in alto!
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Buona ricerca! 🕵🏻🕵🏻‍♂️
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Un caro saluto 😉
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ARTE IN RADIO con Elisa 🎨🎧

Cari Amici,
e se vi dicessi che ho deciso di inaugurare un programma in radio?
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Tutto è successo non-a-caso.
Una visita guidata virtuale, un contatto, una proposta.
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Così mi è venuta in mente una cara persona di nome Carla, che qualche anno fa mi aveva coinvolto in una radio locale (Radio TRM) a parlare di arte.
Ho osato a buttarmi in questa nuova avventura pensando subito a lei, pensando di farle un regalo che arrivi fin lassù dove si trova ora, nel cielo profondo e terso.
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La sento sorridere e sento che sto facendo la cosa giusta.
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Nasce così ARTE IN RADIO con Elisa. 🎨🎧
Un programma per conoscere e condividere storie, aneddoti e curiosità del patrimonio storico-artistico tra i più invidiati al mondo: l’Italia!
Perché la Bellezza salverà il mondo! 🌍❤️
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Potete ascoltarmi nella diretta streaming di RadioActive20068 il venerdì alle ore 10:30 e la replica alle ore 22:00.
Se vi siete persi la diretta cercatemi sul sito e troverete il podcast per riascoltare il programma!
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Per ascoltarmi ed ascoltare i podcast👇🏻
https://www.radioactive20068.it/
Potete anche scaricare l’App 👉🏻 Radio Active 20068
Pagina FB: Radio Active 20068
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Vi aspetto! 😃
elysArte
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Se volete conoscere Carla, a cui dedico questo programma, vi consiglio di leggere qui 👉🏻 https://elysarte.com/…/il-tempo-piu-prezioso-sulla-terra/

Il Tredesin de Marz, Barnaba e la primavera 🌸

Cari Amici,
il 13 marzo del 52 d.C. un umile pellegrino giunse alle porte di Milano sorreggendosi su un bastone.
Questo straniero, originario di Cipro, portò con sé qualcosa di straordinario per quei tempi: il cristianesimo.
Il suo nome era Giuseppe, soprannominato Barnaba, “figlio della consolazione”.
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E’ in una radura 🌳 che si estendeva fuori dalla città che, secondo la leggenda, Barnaba inaugurò la sua missione conficcando una croce di rami secchi in una pietra rotonda con tredici raggi incisi sopra e predicando alla folla. 🗣
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Questa pietra, collocata anticamente nei pressi dell’odierno Planetario, venne portata all’interno della Basilica di San Dionigi a Porta Orientale (oggi Porta Venezia), dove vi rimase per secoli fino alla demolizione della chiesa, avvenuta nel 1783.
Traportata nella chiesa di Santa Maria al Paradiso in Corso di Porta Vigentina, 14, è ancora in questo luogo che possiamo ammirarla.
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L’arrivo di Barnara portò a Milano non solo il cristianesimo ma anche la primavera, 🌸 il cui arrivo, tradizionalmente, si festeggia in città proprio il 13 marzo.
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Fu così, infatti, che nacque la festa del Tredesin de Marz.
Per celebrare questa ricorrenza, mentre intorno alla chiesa di Santa Maria Paradiso si svolge uno speciale mercato di fiori, 🌷 al suo interno, proprio sopra quella pietra dai tredici raggi, viene esposta una croce che riproduce quella fatta con semplici rami da San Barnaba.
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“E quî giornad del tredesin de Marz?
Gh’era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de vioeur,
de girani, coi primm roeus, e tra el guardà, l’usmà, el toccà,
se vegneva via col coeur come on giardin, pensand al bell faccin de
Carolina che sotta al cappellin a la Pamela e col rosin sul sen
la pareva anca lee la primavera.”

di Emilio de Marchi
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Un caro saluto! 🤗
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Foto

Urbanfile e Andrea Cherchi

ARTE IN CASA ~ La favola dei Magi ✨

Cari Amici,
anche se l’Epifania le feste le ha già portate via, desidero condividere con voi una bella favola ✨ che non vedo l’ora di raccontare a mia figlia Sara e il nostro dialogo me lo immagino così. 🥰

E. C’erano una volta i tre Magi.
S. Chi sono i Magi, mamma?
E. Se ci pensi bene Magi ricorda la parola magia.
Sembra, infatti, che questi uomini fossero come dei maghi, capaci di leggere il cielo: sono gli astrologi.
C’erano una volta i tre Magi che, viaggiando sulla schiena dei loro cammelli, 🐪 iniziarono a seguire una stella ⭐ nel cielo. Questa stella un giorno si fermò sulla casa di un bambino chiamato Gesù.
Quando entrarono incontrarono lui e la sua famiglia.
Avevano portato con sé dei doni speciali da regalare al bambino: oro, incenso e mirra.
S. Perché i Magi regalarono questi doni al bambino?
E. Sai, succede anche oggi. Quando sei nata, parenti e amici ti hanno portato dei doni.
S. Sì, certo perché conoscono te e papà. I Magi conoscevano Gesù e la sua famiglia?
E. Sì, perché quel bambino chiamato Gesù era il re dei Giudei, un popolo antico. Non solo. Questo re fece cose grandi, ma te le racconterò un’altra volta.
S. Mamma, i Magi avevano un nome?
E. Certo che sì. Si chiamavano: Gaspare, Melchiorre e Baldassare.
S. Che nomi bizzarri!
E. Già! Sai che esistono ancora, non molto lontano da Novara?
S. Davvero??? Dove?
E. A Milano, nella chiesa di Sant’Eustorgio.
S. Oh sì! La conosco bene! Sai, nella pancia ho ascoltato i tuoi racconti: è l’unica chiesa di Milano ad avere un campanile sul quale vi è una stella a otto punte! La stella dei Magi!
E. Ora ascolta bene questa storia. Secondo un’antica tradizione quando i Magi morirono a Gerusalemme, i loro corpi furono successivamente riuniti in un’unica tomba e trasferiti a Costantinopoli da Elena, madre dell’imperatore Costantino e appassionata ricercatrice delle primitive vestigia del Cristianesimo.
Nel IV secolo, l’imperatore di Costantinopoli, Costante, donò a un signore di nome Eustorgio, i corpi dei tre Magi, durante il suo viaggio in Oriente, prima di diventare vescovo a Milano.
Le sacre spoglie furono trasportate da Costantinopoli alle coste tirreniche via nave. Qui l’arca (un sarcofago di grandi dimensioni) sbarcò e Eustorgio la pose su un carro trainato da buoi. 🐂Giunti a Porta Ticinese, all’ingresso di Milano, l’arca divenne pesantissima e i buoi crollarono esausti a terra. Eustorgio capì che si trattava di un segno divino: fu così che, in quel luogo, ordinò di fondare una chiesa.
Fu l’imperatore Federico Barbarossa, durante il saccheggio di Milano del 1162, ad impossessarsi dei corpi dei Magi, facendoli trasportate a Colonia, in Germania, dove tuttora si trovano.
Nei secoli successivi i milanesi cercarono di ottenere la restituzione delle reliquie.
Solo agli inizi del 1900, grazie all’intervento del cardinal Ferrari, alcuni frammenti dei sacri resti tornarono alla basilica di Sant’Eustorgio.
Ed è ancora lì che oggi si trovano.
Non solo. Accanto c’è anche un grande e antico sarcofago, rimasto vuoto, sul cui coperchio sono scolpite una stella e la scritta, settecentesca, Sepolcrum trium Magorum.
S. Oh sì, anche questo ricordo: quella scritta l’hanno tradotta in dialetto milanese, i trì lumagòn! 🐌 🐌 🐌
E. Infine, cara Sara, devi sapere che dal 1300, a Milano, in occasione della festività dell’Epifania si svolge il corteo storico dei Magi organizzato proprio dalla parrocchia di Sant’Eustorgio.
S. Mamma, ti stai dimenticando un particolare …
E. Sì, ho già capito. All’interno della chiesa si trova un bellissimo capitello, di quelli istoriati, i miei preferiti, che raffigura proprio la favola che ti ho raccontato: il carro trainato dai buoi con l’arca dei Magi, scortata da un angelo.
S. Mamma, sai una cosa? Anche se questa storia me l’hai raccontata tantissime volte, la trovo sempre una favola bellissima!
Solo un’ultima domanda: la stella dei Magi era una stella cometa?
E. Questa, Sara, è un’altra storia.

Buona serata! ⭐
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Immagini: http://www.museosanteustorgio.it

ARTE IN CASA ~ 11 Curiosità~ Il Salotto di Milano

Cari Amici,
oggi desidero condividere con voi 1️⃣1️⃣ CURIOSITA’ sul salotto per antonomasia di Milano.

Un alveare di ferro e vetro, dentro il quale si può udire un silenzioso fruscio fatto di scalpiccii, risate, parole, posate, che da secoli rappresentano la sua anima vibrante e carica di energia.

Sto parlando della ɢᴀʟʟᴇʀɪᴀ ᴠɪᴛᴛᴏʀɪᴏ ᴇᴍᴀɴᴜᴇʟᴇ ɪɪ.

1️⃣ ɢɪᴜsᴇᴘᴘᴇ ᴍᴇɴɢᴏɴɪ è il nome dell’ingegnere-architetto emiliano che vinse, nel 1863, il concorso per la realizzazione di una strada a funzione prevalentemente commerciale coperta a vetri, sul sedime dell’attuale Galleria.
2️⃣ La cerimonia della posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele II si tenne il 7 marzo 1865: quel giorno nevicò! ❄️
Di fronte ai 200.000 milanesi presenti, Giuseppe Mengoni allungò al re 👑 Vittorio Emanuele II un vassoio d’argento con una cazzuola e del cemento per sigillare la prima pietra. 🧱
3️⃣ La sua costruzione impiegò 700.000 giornate di lavoro 🔨 e i costi complessivi ammontarono a circa L.7,000,000 💷💷💷.
4️⃣ La Galleria fu ultimata nel 1867 e inaugurata domenica 15 settembre di quell’anno: questa volta fu una giornata di sole! 🌞
Tuttavia, non poteva ritenersi veramente compiuta, fino a che non fu concluso l’arco monumentale di ingresso da Piazza del Duomo.
La sua realizzazione si protrasse per oltre dieci anni!
5️⃣ L’arco doveva essere completato entro il 31 dicembre 1877 quando, alla vigilia dell’inaugurazione, costò la vita al suo architetto: intento a controllare da vicino i dettagli di una finitura, Mengoni precipitò dalle impalcature il giorno prima! 😨
6️⃣ Al centro della Galleria, dentro al cosiddetto Ottagono, guardando in alto, agli angoli, compaiono quattro donne 👩🏻‍🦰: sono le personificazioni delle Quattro parti del Mondo (Africa, Asia, Europa e America). Inizialmente dipinte nel 1867, furono sostituite all’inizio del Novecento dai mosaici odierni. Lo stesso accadde alla allegorie delle Attività Umane (Agricoltura, Arte, Industria e Scienza) dei due archi del braccio corto della Galleria.
7️⃣ Dove sono finite le 24 statue in gesso di italiani illustri collocate in origine sui quattro viali interni della Galleria? I giorni della merla ❄️ del gennaio 1891 si fecero sentire e le statue furono letteralmente sgretolate dalle continue gelate ❄️, per essere poi rimosse definitivamente.
8️⃣ Dal 1867 e per circa dieci anni l’illuminazione 💡della Galleria avveniva grazie ad un sofisticato marchingegno chiamato ᴇʟ ʀᴀᴛᴛɪɴ perché dal basso sembrava un topolino. 🐀
Ogni volta che accendeva le luci, dalla folla riunita in Galleria partiva un vigoroso applauso. 👏🏻
9️⃣ Il primo milanese a nascere in Galleria fu Davide, figlio di Gaspare Campari.
Nel primo decennio del Novecento Davide aprì in Galleria Il Camparino che ancora oggi conserva gli arredamenti dell’epoca.
🔟 Secondo il regolamento comunale, gli esercizi che aprono la loro attività in Galleria devono presentare le loro insegne con scritte oro su sfondo nero.
1️⃣1️⃣ Al Ristorante Savini Frank Sinatra chiese di andare a Sassello a comprare una confezione di amaretti da consumare come dessert. 🍪

Alle prossime 1️⃣1️⃣ CURIOSITA’!

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Credits
Foto da highlinegalleria, ingalleria, 24orenews

 

ARTE IN CASA ~ Ambrogio e le api 🐝

Il murale in corso XXII Marzo a Milano. Foto: MilanoToday

Quando si avvicina il 𝟽 ᴅɪᴄᴇᴍʙʀᴇ non riesco a non pensare alla ricorrenza di 𝔖𝔞𝔫𝔱’𝔄𝔪𝔟𝔯𝔬𝔤𝔦𝔬.

In questi giorni ho letto la notizia di un nuovo grande murale a Milano, realizzato dall’artista Igor Scalisi Palminteri sulla facciata di un palazzo in corso XXII Marzo, raffigurante Sant’Ambrogio come sᴜᴘᴇʀᴇʀᴏᴇ ᴅᴇʟʟᴇ ᴀᴘɪ.🐝

Vi rimando alla lettura dell’articolo dedicato in calce al mio racconto, perché desidero subito condividere con voi una domanda spontanea: cosa c’entra Sant’Ambrogio con le api?

E’ il suo primo biografo, Paolino, a raccontarcelo. Segretario di Ambrogio, egli scrisse, infatti, a poco più di vent’anni dalla sua morte, la Vita di Ambrogio.

Ambrogio nacque attorno al 333/334 d.C. a Treviri, città (ora in Germania) sulle rive della Mosella. Una città importante perché sede della prefettura del pretorio delle Gallie, una delle più alte magistrature dell’Impero Romano.
Ambrogio era l’ultimo di tre fratelli, dopo Marcellina e Satiro.

Paolino riferisce di un miracolo che avrebbe contrassegnato la vita di Ambrogio fin dai suoi primi anni.
Egli stava riposando nella culla, quando all’improvviso sopravvenne uno sciame di api che gli coprirono il volto, entrando e uscendo in continuazione dalla bocca. Si trovavano lì vicino i suoi genitori e sua sorella Marcellina, insieme ad un’ancella che si precipitò per scacciare lo sciame, ma il padre lo impedì, timoroso certo per la sorte del figlio, ma anche incuriosito di vedere come sarebbe finito quell’evento. E, infatti, senza fare alcun male al fanciullo, lo sciame d’un tratto si levò in alto e scomparì.
“Questo mio figlio diverrà qualcosa di grande!” esclamò il padre.
Quelle api lasciarono sulle labbra del piccolo un po’ del loro miele🍯: questo fatto fu interpretato come un segno profetico della dolce e nutriente eloquenza del futuro vescovo, apprezzato soprattutto per la sua predicazione, elegante e ricca di contenuti.

Il miracolo delle api, coro ligneo del Duomo di Milano, seconda metà del Cinquecento-inizi Seicento, Pellegrino Tibaldi e altri artisti. Fu Carlo Borromeo a scegliere la vita di Sant’Ambrogio come soggetto per la decorazione degli stalli del coro.

Sono, infatti, le dolci parole di Ambrogio a colpire il cuore del popolo milanese che decise di nominarlo futuro vescovo. Vediamo come.

In primis non dobbiamo dimenticare che Ambrogio non intraprese subito la carriera ecclesiastica. Anzi. Proveniente da una famiglia nobile e abbiente, a Roma, città dove si trasferì insieme ai familiari dopo la morte del padre, completò i suoi studi di grammatica, retorica e filosofia, acquisendo le basi per lanciarsi nella carriera di funzionario imperiale.

Dopo aver esercitato la professione di avvocato 🧑‍💼 ed essere stato consigliere di Sesto Pretorio a Sirmio (zona ora vicina all’odierna Belgrado), attorno al 370 venne per Ambrogio l’occasione di un prestigioso avanzamento in carriera: la nomina a governatore della provincia dell’Emilia-Liguria con sede a ᴍɪʟᴀɴᴏ.

Milano. Quella Milano, capitale dell’Impero d’Occidente, quella Milano tanto celebrata nella sua grandezza (ricordate la lapide di Ausonio nel cortile del Castello Sforzesco?).

ᴍɪʟᴀɴᴏ ᴇ ᴀᴍʙʀᴏɢɪᴏ: inizia così la storia di un legame indissolubile.

Siamo nel IV secolo d.C. e la chiesa milanese stava vivendo una grave esperienza di lacerazione. Nel 355 il vescovo di Milano Dionigi fu mandato in esilio dall’imperatore Costanzo II, che impose come suo successore un vescovo proveniente dalla Cappadocia di nome Aussenzio. La questione era insieme di carattere dottrinale e politico: mentre Dionigi, infatti, professava la fede cattolica, l’imperatore aveva sposato la causa dell’eresia ariana.
E Aussenzio era filoariano.
Il problema divenne acuto dopo la sua morte, perché ognuna delle due fazioni in cui era divisa la Chiesa milanese, quella ariana e quella cattolica, voleva che diventasse vescovo uno della propria parte.
Ne sorse un tumulto che rischiava di degenerare in un vero e proprio disordino pubblico.
Ambrogio, come magistrato, si sentì in dovere di accorrere in Duomo per mettere pace.

E fu in quell’occasione, che, secondo la tradizione, un bambino gridò all’improvviso “ᴀᴍʙʀᴏɢɪᴏ ᴠᴇsᴄᴏᴠᴏ!”
E il popolo intero, prima diviso, si trovò quasi miracolosamente d’accordo su quella designazione.

“Quale resistenza opposi per non essere ordinato vescovo!”.
Così scrisse quasi vent’anni dopo quei fatti Ambrogio stesso.

Non tutti conoscono, infatti, i suoi tentativi, quasi pittoreschi, di evitare l’importante nomina.
E’ sempre Paolino a raccontarci alcuni degli escamotage messi in atto da Ambrogio.

1️⃣ Essendo governatore e quindi competente ad amministrare la giustizia, Ambrogio si fece erigere una tribuna e iniziò ad emanare sentenze ingiuste, dando addirittura l’ordine di torturare alcuni imputati.
2️⃣ In seconda battuta, dal momento che il popolo non si convinceva ed anzi insisteva, fece entrare in casa sua donne di malaffare; ma per la seconda volta il popolo non ci cascò. Anzi, iniziò a gridare 🗣“Il tuo peccato ricada su di noi!”.
I milanesi, insomma, lo volevano a tutti i costi loro vescovo.
3️⃣ Tentò la fuga da Milano verso Pavia, ma una fitta nebbia 🌫 lo disorientò facendolo ritrovare, dopo ore e ore di cammino, a Porta Romana.
I milanesi, ritrovatoselo in città, per non rischiare di perderlo un’altra volta, se lo presero in custodia.
Per risolvere la questione, il popolo si appellò all’imperatore Valentiniano che aderì all’idea di elevare il suo funzionario politico alla carica di vescovo.
4️⃣ Ambrogio tentò una seconda fuga, questa volta meglio organizzata; ma la sentenza dell’imperatore e il conseguente editto che intimava, a chiunque sapesse qualcosa di Ambrogio, di denunciarlo e di consegnarlo, pena la confisca dei beni, obbligò l’amico Leonzio che lo nascose in casa sua a Pontelungo (PV) a ricondurlo a Milano.

E fu così che domenica 𝟹𝟶 ɴᴏᴠᴇᴍʙʀᴇ 𝟹𝟽𝟺, per sua esplicita richiesta, Ambrogio ricevette il battesimo. 💧

Il fatto di essere stato scelto, o meglio costretto, dai suoi concittadini, a passare dalla carriera politica a quella ecclesiastica per diventare loro vescovo, lo mise di fronte alla necessità di entrare pienamente nella Chiesa ricevendo il sacramento del battesimo.
Lo ricevette probabilmente nel battistero di Santo Stefano alle Fonti, rinvenuto alla fine del XIX secolo sotto la sacrestia settentrionale del Duomo e parte dell’antico complesso episcopale.

Il 𝟽 ᴅɪᴄᴇᴍʙʀᴇ 𝟹𝟽𝟺 Ambrogio, all’incirca quarantenne, venne finalmente ordinato vescovo, pastore di quella Chiesa che poi da lui avrebbe preso il suo nome, la ℭ𝔥𝔦𝔢𝔰𝔞 𝔄𝔪𝔟𝔯𝔬𝔰𝔦𝔞𝔫𝔞.
Dopo aver rivoluzionato in maniera consistente la fisionomia della città di Milano, dopo una vita di miracoli, di preghiera e dedizione al suo popolo, nelle prime ore di quel sabato santo, 𝟺 ᴀᴘʀɪʟᴇ 𝟹𝟿𝟽, Ambrogio morì.
Nella domenica di Pasqua il suo corpo venne traslato all’interno di quella basilica, che tutti da tempo chiamavano Ambrosiana, perché fatta da lui costruire come luogo della sua sepoltura.
Il suo corpo, ancora oggi, giace sotto l’altare, insieme a quello dei santi Gervaso e Protasio.

Chi fu il suo successore?
Fu Ambrogio stesso a designarlo quando, qualche giorno prima di morire, dal suo letto, dove giaceva malato pronunciò tre parole destinate ad entrare nella storia della Chiesa milanese per sempre: “senex sed bonus” ovvero “vecchio, ma buono”. Parole riferite ad una delle persone più vicine alla personalità di Ambrogio: il prete sɪᴍᴘʟɪᴄɪᴀɴᴏ. Fu proprio lui ad accogliere Ambrogio appena nominato vescovo, a prepararlo al battesimo e a guidarlo nei primi passi dell’episcopato, a dargli lezioni di teologia e circa il metodo di lettura e interpretazione della Bibbia. Fu proprio lui a diventare vescovo di Milano, quando Ambrogio morì.

Continuerei a raccontarvi di Ambrogio e di tutte quelle opere e quei luoghi che sono intimamente connessi alla sua figura, per ore e ore.

Vi prometto di continuare a farlo … dal vivo! 🗣🗣🗣

Un caro saluto 😊

elysArte

Murales di Corso di Porta Ticinese. “Milano Street History”, è il progetto commissionato da Don Augusto Casolo, che circonda il muro della Basilica di San Lorenzo. Il murale racconta due millenni di storia attraverso la rappresentazione di volti celebri della storia di Milano da Sant’Ambrogio ad Attila, da Carlo Magno a Leonardo da Vinci, dal Manzoni a Giuseppe Verdi, dagli Sforza a Napoleone. Foto: ClubMilano

Articolo MilanoToday
https://www.milanotoday.it/attualita/murales-xxii-marzo-sant-ambrogio.html

Credits
Ernesto Brivio, Marco Navoni, Vita di Ambrogio narrata nell’antico coro ligneo del Duomo di Milano, 1996.

ARTE IN CASA ~ La Rinascente

Foto Andrea Cherchi

Cari Amici,
qualche giorno fa mia figlia ha rovistato nel primo cassetto del mio comodino in camera da letto. Quando, con calma e pazienza, ho rimesso ogni oggetto al suo posto, mi sono ritrovata tra le mani un profumo di Christian Dior, Dior Addict.
Ho spruzzato lentamente qualche goccia sul polso e ho annusato l’essenza.
Ho chiuso gli occhi e ho subito visualizzato la prima volta che ne ho sentito il profumo.

Non ricordo con l’esattezza l’anno. Più di dieci anni fa, credo.
Nel periodo natalizio entro alla Rinascente di Milano e, prima di salire la scala mobile, qualcuno mi chiede “Vuole provare”?
Credo sia stata una delle prime volte ad aver accettato ad una richiesta del genere.
Non amo sentire addosso per tutta la giornata profumi che non conosco.

Quel profumo, però, mi ha colpito subito.

Dolce e forte allo stesso tempo. Intriso di femminilità.

Così, l’ho chiesto come regalo per il Natale di quell’anno e l’ho conservato fino ad oggi.

Sento così l’esigenza di scrivere qualche riga riguardo a questa esperienza, sia per condividere la duratura sensazione che suscita la semplice azione di annusare un profumo, sia perché, in questo periodo di chiusura, pensare alla Rinascente di Milano piena di gente è alquanto strano.

Eccomi così a raccontarvi la storia del luogo dello shopping milanese per eccellenza.
Perché è proprio nel periodo natalizio che, colpita da un incendio, dimostrò negli anni a seguire di essere più che mai La Rinascente di Milano.

Andiamo con ordine.

Alla fine dell’Ottocento arrivano a Milano i fratelli lodigiani Ferdinando e Luigi Bocconi, iniziando la loro avventura imprenditoriale dal gradino più basso, ovvero quello di venditori ambulanti di tessuti e abbigliamento.

1️⃣8️⃣6️⃣5️⃣
Il 4 giugno, i fratelli Bocconi aprono la prima bottega di stoffe 🧵 e confezioni all’angolo di via Santa Radegonda a Milano, vicino al Duomo, in pieno centro storico.
Si dimostrano fin da subito all’avanguardia: sono tra i primi in città a sperimentare l’utilizzo della luce elettrica 💡 per illuminare la piccola vetrina, attirando così l’attenzione dei passanti.

1️⃣8️⃣7️⃣0️⃣
Viene inaugurato il Magazzino Livornese, accanto ai bastioni di Porta Nuova.
La gamma dell’offerta è ampliata alla biancheria, ai cappelli 👒, alle calzature 👞 , ai tendaggi e al mobilio 🪑. Qui introducono per la prima volta il prezzo fisso, dimostrandosi ancora una volta dei precursori.

Figurino della moda del Premiato Stabilimento Fratelli Bocconi, luglio 1875. Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

1️⃣8️⃣7️⃣7️⃣
I Bocconi affittano l’Hôtel Confortable, il cosiddetto Palazzo Quadrilatero, accanto alla Galleria Vittorio Emanuele II, e vi stabiliscono la loro azienda commerciale.
Nasce Aux Villes d’Italie, ribattezzato di lì a poco Alle città d’Italia, il primo grande magazzino italiano, 🇮🇹 con i suoi ampi locali, la varietà dell’assortimento e soprattutto l’esposizione delle merci, visibili sia dalla strada che all’interno.
Li caratterizza una splendida sala in stile gotico inglese.

Interno dei Magazzini dei Fratelli Bocconi “Aux Villes d’Italie”, in “L’Illustrazione Italiana”, 27 aprile 1879. Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

1️⃣8️⃣8️⃣9️⃣
Si inaugura la nuova sede milanese dei magazzini Alle Città d’Italia in piazza del Duomo, nel palazzo progettato dall’architetto Giovanni Giachi.
Con le sue tre ampie facciate, il palazzo occupava la stessa area dell’attuale Rinascente, accanto al Duomo tra via San Raffaele e via Santa Radegonda.
Moderno e funzionale, caratterizzato da uno stile e da una tecnica d’avanguardia il palazzo diventò subito un modello per tutto il Paese.

Il nuovo palazzo Bocconi, 1889.
Milano, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli.

1️⃣9️⃣0️⃣2️⃣
L’imprenditore milanese Ferdinando Bocconi fonda l’Università Commerciale Luigi Bocconi, in memoria del figlio primogenito scomparso nel 1896 durante la battaglia di Adua.

1️⃣9️⃣0️⃣8️⃣
Il 5 febbraio muore Ferdinando Bocconi. Due anni prima era stato nominato senatore.

1️⃣9️⃣1️⃣7️⃣
I Magazzini Bocconi vengono venduti a Senatore Borletti, che affida a Gabriele D’Annunzio l’ideazione del nome. “E’ semplice, chiaro e opportuno”.

1️⃣9️⃣1️⃣8️⃣
Il 7 dicembre, nello stabile di piazza del Duomo, apre al pubblico la Rinascente.
Pochi giorni dopo l’apertura, nella notte di Natale 🎄 di quello stesso anno, un incendio 🔥distrugge il palazzo. Nei giorni seguenti, sui giornali locali compaiono le parole di Borletti: “Post fata resurgo. La Rinascente, dopo il disastro da cui fu colpito il suo magazzino di piazza del Duomo risorgerà più bella più grande più forte di prima”.

1️⃣9️⃣2️⃣1️⃣
La Rinascente riapre i battenti. Il celebre manifesto realizzato da Aldo Mazza per la riapertura dei magazzini, in cui è raffigurato un tronco di ulivo da cui sbocciano nuovi rami, è un rimando al concetto simbolico della rinascita.
In questi anni si consolida il fecondo sodalizio tra la Rinascente e Marcello Dudovich.
L’artista triestino firmerà i manifesti pubblicitari per l’azienda fino al 1956.

La Rinascente dopo la ricostruzione in seguito all’incendio, 1921.
Archivi Farabola, Vaiano Cremasco.

Manifesto di apertura dopo l’incendio, 1921

1️⃣9️⃣4️⃣3️⃣
La guerra provoca gravissimi danni all’azienda. Il 16 agosto la Rinascente di piazza del Duomo viene bombardata.

1️⃣9️⃣5️⃣0️⃣
Il 4 dicembre riapre i battenti. La progettazione architettonica dell’esterno del palazzo è opera di Ferdinando Reggiori. Carlo Pagani progetta le vetrine, gli ingressi, l’architettura degli interni e l’arredamento. Moderne scale mobili collegano i diversi piani dell’edificio.
E’ Max Huber a disegna il nuovo logo lR.

Inaugurazione del nuovo edificio de la Rinascente in piazza del Duomo, 1950.
Archivio Brustio La Rinascente, Università Commerciale Luigi Bocconi.

1️⃣9️⃣5️⃣4️⃣
La Rinascente istituisce il celebre premio Compasso d’Oro dedicato ai prodotti dal miglior design. Nato da un’idea di Gio Ponti viene per anni organizzato dai grandi magazzini La Rinascente, allo scopo di mettere in evidenza il valore e la qualità dei prodotti del design italiano allora ai suoi albori.

Un edificio distrutto dalle fiamme e dalle bombe ha ostentato la sua rinascita, scolpendo il suo nome nella Storia d’Italia, per sempre.

Lo farà anche questa volta.

Un caro saluto 🤗

elysArte

Foto Andrea Cherchi

Credits e per saperne di più …
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Io penso positivo!

Milano, 1943. Ciò che rimane del salone del refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano dopo il bombardamento del 16 agosto. Sul fondo si può riconoscere la parete su cui è stata dipinta l’Ultima Cena, protetta da tavole di legno e sacchetti di sabbia e coperta da una tenda.
Da Storiaolivetti.it

Ho sempre cercato il valore della celeberrima espressione “trova il positivo in tutte le cose che ti capitano nella vita”.

Ho sempre pensato a quante volte, nella Storia, l’Italia ha dovuto trovarlo.

Chissà perchè mi viene sempre in mente il rapporto tra la Guerra e i luoghi che oggi sono all’apice della nostra cultura: cattedrali, teatri, monumenti, opere d’arte.

Una delle storie più incredibili è quella dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Milano.

Brillante idea quella di averla dipinta su una parete, così i francesi non avrebbero potuto arrotolarla e portarsela via con sé.
Ma poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale, al termine della quale Milano contò un terzo degli edifici cancellati e un terzo danneggiati anche in modo grave.

Eppure, mentre tutto quello che gli stava addosso crollò, quella parete e quella che le stava di fronte con la Crocifissione di Donato Montorfano, restarono miracolosamente in piedi!
Salvata da semplici sacchi di sabbia, riparata dalle intemperie con un pezzo di tela, quella parete e quel meraviglioso capolavoro, oggi, sono ancora lì ad accogliere ed emozionare centinaia di migliaia di visitatori.

Riesco così ad aggrapparmi all’idea di trovare il positivo nel credere che, nonostante tutte le chiusure, quei luoghi di cultura non verranno distrutti, che l’uomo troverà la forza di continuare a renderli fruibili e visibili.

Perché, nonostante tutte le chiusure, la cultura non può e non deve crollare.
Leonardo da Vinci ce lo ha dimostrato.

A presto!

elysArte

Fantasmi all’Ambrosiana di Milano

Capelli di Lucrezia Borgia
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Cari Amici,
a chi appartiene questa meravigliosa ciocca di capelli biondi documentata già nel 1685 all’Ambrosiana di Milano?

Figlia illegittima terzogenita di papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia) e di Vannozza Cattanei, Lucrezia Borgia (1480-1519) fu una delle figure femminili più controverse del Rinascimento italiano.

Fin dagli undici anni fu soggetta alla politica matrimoniale collegata alle ambizioni politiche prima del padre e poi del fratello Cesare Borgia.
Quando il padre ascese al soglio pontificio la dette inizialmente in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro, la cui famiglia aveva sostenuto più che attivamente l’elezione dell’ambizioso cardinale al soglio di Pietro.
Pochi anni dopo, il cambiamento degli interessi politici della famiglia Borgia portò all’annullamento del matrimonio.
Questo fu possibile perché il papa vociferò la mancata conclusione naturale del matrimonio, accreditata dalla notizia dell’impotenza di Giovanni.
Il conte di Pesaro tentò di opporsi ma alla fine cedette, non senza prima aver lanciato l’infamante sospetto di amori incestuosi tra Lucrezia e il papa, che “macchiò” la reputazione della giovane donna.
Lucrezia sposò quindi Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli.
Un ulteriore cambiamento delle alleanze, che avvicinò i Borgia al partito filofrancese, portò all’assassinio di Alfonso, su ordine di Cesare.
Nonostante Lucrezia si oppose a nuove nozze perché i miei mariti sono malcapitati, sposò Alfonso d’Este, erede del ducato di Ferrara.
Sin dal suo arrivo a Ferrara Lucrezia si adoperò per crearsi una corte indipendente, riprese gli studi e ampliò i suoi interessi. Fu il centro di un rinnovamento culturale della corte estense che aveva sempre avuto un ruolo importante nella promozione e diffusione della cultura rinascimentale. A Ferrara tra i poeti i letterati e i musicisti, risiedette per qualche tempo Pietro Bembo (1470-1547). Il principe degli umanisti fu affascinato dalla giovane e bella duchessa con la quale intrecciò una intensa amicizia, intessuta dell’ideale platonico di bellezza e virtù, che divenne, per il poeta una passione amorosa apertamente dichiarata nelle lettere. Bembo dedicò a Lucrezia Gli Asolani, e la principessa ricambiò con il dono di una sua treccia bionda che il poeta custodì in una piccola teca di cristallo.

I capelli di Lucrezia, infatti, sono conservati insieme alle nove lettere, custodite sempre in Ambrosiana, scritte a Pietro Bembo.

Nell’Ottocento la bionda ciocca di capelli divenne quasi oggetto di culto per i romantici dell’epoca.
Primo fra tutti Lord Byron che si vantò di aver trafugato un singolo capello da quel ricciolo, scrivendo I capelli più biondi che si possano immaginare e che mai ho visti così biondi.
Ne era ammirato anche Gustave Flaubert, come il principe Giorgio di Prussia che inviò a Milano due ufficiali per averne un resoconto nei minimi dettagli. Altro grande appassionato di questo reperto fu Gabriele d’Annunzio in visita a Milano.

La bionda ciocca di capelli venne accolta, come in una specie di reliquiario, in questa preziosa teca, eseguita da Alfredo Ravasco nel 1926-1928, uno dei migliori orafi milanesi della prima metà del Novecento, con l’accostamento di materiali preziosi, pietre dure e gemme varie.
Da notare ai lati i due pendenti, con gli emblemi araldici delle nobili famiglie Borgia (il toro) e d’Este (l’aquila).

Perché vi racconto questa storia?
Perché dovete sapere che il fantasma 👻👻👻 di Lucrezia si aggira ancora oggi, tra le sale dell’Ambrosiana, alla ricerca della sua preziosa ciocca di capelli biondi.

Buona serata!

elysArte

Bartolomeo Veneto (1502 – 1555), Ritratto idealizzato di Flora, La dama forse è Lucrezia Borgia, Circa 1520, tempera e olio su pannello di pioppo, 43.6 x 34.6 cm, Francoforte, Städel Museum

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