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NOVARA D’AUTUNNO ~ Passeggiate e visite guidate a Novara

Cari Amici,
dopo l’esperienza estiva di Riscoprendo Novara, positiva ed emozionante, ecco un nuovo, colorato 🌈 ed autunnale 🍁 programma di visite guidate per continuare a conoscere e condividere insieme altre meravigliose storie novaresi.

Io e Luca vi aspettiamo per un Autunno 🍃🍂🍁 InNovara interessante e singolare.

I posti sono limitati!

Affrettatevi a prenotare 😉

Tutti i dettagli nelle locandine 😉

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Sorprese artistiche

 

Cari Amici,
le opere che sto ammirando insieme a mia figlia Sara appartengono ad uno dei grandi pittori della scuola vigezzina, un pittore al quale mi sono affezionata.
Forse per la sua formazione artistica che sento vicina alla mia, forse per la semplicità dei suoi soggetti, forse per la sua tecnica.
Non-a-caso durante il nostro secondo soggiorno in Val Vigezzo, a Santa Maria Maggiore, si tiene una sua mostra che visito appena arrivati.
Sto parlando di Giovanni Battista Ciolina (Toceno, 1870-1955).
Desidero condividere con voi la storia del quadro visibile in fotografia.
Si tratta, in realtà, di un disegno, l’ultimo bozzetto grafico propedeutico alla grande tela dal titolo Il filo spezzato, esposto alla Terza Triennale di Milano nel 1897.
L’opera definitiva (a olio su tela e oggi in collezione privata) riscosse sinceri apprezzamenti presso la critica del tempo e permisero all’artista di farsi strada sulla piazza milanese.
Non solo. E’ la prima volta che Ciolina manifesta la sua adesione alle istanze divisioniste e un interesse verso i temi di matrice simbolista.
All’interno di una stalla trovano rifugio una madre con il proprio bambino e una vecchia che sembra essersi addormentata.
Una scena intrisa di intimità che diventa metafora delle tre età della vita.
Forte è il richiamo dell’opera Le due madri di Giovanni Segantini (Milano, Galleria d’Arte Moderna) presentata dell’artista di Arco alla Prima Triennale di Brera del 1891, alla quale Ciolina venne rifiutato.
De Il filo spezzato esistono tre versioni di minori dimensioni.
Una di queste si trova alla Galleria Giannoni di Novara, grazie alla terza ed ultima donazione (1938) di Alfredo Giannoni che strinse con Ciolina un intenso rapporto di collaborazione.

Buona serata 😊
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Credits
Immagini “Il filo spezzato”, 1897: http://www.pinterest.it/museoildivisionismo/

Ti offro da bere al Bar del Drago Verde! 🐉

Vedovella o bar del drago verde in Piazza della Scala

Cari Amici,
il bello di Milano è che, in qualsiasi luogo voi vi fermiate, la città custodisce segretamente una, due, tre, tante storie da raccontare.
Tra le tante storie di Piazza della Scala desidero raccontarvi quella più semplice.
Quella della fontanella, comunemente chiamata vedovella o bar del drago verde, che si trova di fronte a Palazzo Marino.
Avete mai fatto caso che ha una fisionomia diversa rispetto alle oltre 400 vedovelle che costellano la città offrendo ristoro sicuro a tutti?
E’ l’unica realizzata in ottone dorato e non in ghisa ed è incorniciata da un’elegante greca in mosaico.
E’ la più antica di Milano e venne disegnata dall’architetto Luca Beltrami negli anni Venti del Novecento.
Luca Beltrami fu architetto, conservatore, restauratore, storico dell’arte ed esperto di arte lombarda, professore all’Accademia di Brera e al Politecnico, incisore, fotografo, scrittore, giornalista e uomo politico.
Famoso nel campo del restauro, poiché si basava sulla veridicità della storia e dei suoi documenti, fu uno dei pochi a preoccuparsi del contesto del monumento, basandosi su una documentazione storica della vita dell’edificio.
Tra le tante testimonianze tangibili della figura di Beltrami in città vi ricordo: la facciata di Palazzo Marino, il restauro del Castello Sforzesco, la ricostruzione della Torre del Castello Sforzesco, detta “del Filarete”, la sinagoga centrale in Via Guastalla.
Presso la Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco sono inoltre conservati il fondo bibliografico e il carteggio personale (1880-1932), donati dallo stesso Beltrami al Comune di Milano: la Raccolta Beltrami è costituita da manoscritti, libri, disegni, stampe e fotografie, materiali da lui utilizzati come strumenti di lavoro.

Afflitto da un male incurabile, Luca Beltrami morì a 79 anni l’8 agosto 1933 a Roma. Da qui il feretro partì dalla Stazione Termini per Omegna (VCO) per essere sepolto nella cappella gentilizia di famiglia nel cimitero della frazione di Cireggio.
Nel 1985, dopo oltre cinquant’anni, il corpo di Beltrami venne traslato nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, dove si trova ancora oggi.

E’ sempre emozionante pensare che anche sotto il verde ramarro di una semplice fontanella si nasconda la storia di una grande persona.

Un caro saluto 🤗

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L’Ultima Cena di Leonardo e la chiesa di Santa Maria delle Grazie

 

Cari Amici,
dopo tanto tempo si torna a parlare di … Ultima Cena!
Sì, proprio l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Di seguito i primi appuntamenti!

👉🏻 Sabato 5 settembre 2020, ore 10:00
👉🏻 Sabato 12 settembre 2020, ore 13:30

👉🏻 Sabato 7 novembre 2020, ore 13:45
👉🏻 Sabato 28 novembre 2020, ore 09:45

Durata: 1 ora circa.

Tutti i dettagli nelle locandine 😉

Buona serata 🤗
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La grandezza di Milano

Cari Amici,
in questi giorni di lenta ripresa lavorativa nel capoluogo lombardo, sono tornata in alcuni luoghi a me molto cari.
Tra questi c’è un angolino, proprio accanto all’ingresso del Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco, dove mi fermo spesso a leggere queste parole.

Salute o viandante!
Essendo imperatori
Valentiniano, Graziano,
Valente e Teodosio,
quando Sant’Ambrogio
era a capo della chiesa milanese,
io celebrai Milano
nel “Catalogo delle nobili città”
con questi versi:
“A Milano tutto è meraviglioso:
abbondanza di ogni cosa,
innumerevoli e sontuose dimore,
ingegni fecondi e antichi costumi.
La città è stata allargata
con due cerchie di mura;
per il divertimento del popolo
vi sono il circo e le gradinate
dell’imponente teatro;
vi sono edifici sacri,
palazzi imperiali,
la zecca opulenta, il quartiere
nobilitato dalle famose
Terme di Ercole,
i peristili adorni tutti
di statue marmoree,
e le mura circondate
da un nastro d’acqua
come in una fortezza.
Tutte queste costruzioni
quasi gareggiano
l’una con l’altra in grandezza
e neanche il confronto diretto
con Roma le sminuisce”.

Si tratta dell’unica descrizione giunta fino ai nostri giorni della città di Milano nel IV secolo.
Autore di questo testo meraviglioso fu il poeta Decimo Magno Ausonio (313-393 d.C.): scolpito in questa lapide in esametri fu pubblicato nell’opera dello stesso poeta intitolata Ordo nobilium urbium.
Il testo è preceduto da un saluto al viandante e da una breve presentazione da attribuire allo sconosciuto committente che ha fatto incidere nella pietra i versi del poeta.
L’iscrizione proviene da un monumento perduto dedicato ad Ausonio che forse decorava nel XVI secolo la prima facciata delle Scuole palatine in piazza Mercanti.
Quando nel 1644 un incendio ne distrugge la sede, l’edificio delle Scuole Palatine fu ricostruito e sulla facciata fu posta le statua barocca di Ausonio, la cui lapide a sinistra riporta i versi dedicati al fasto di Mediolanum.

Ho desiderato condividere con voi questo testo perchè credo sia semplicemente adeguato al momento storico che stiamo vivendo.
Le parole di Ausonio rivelano, infatti, una straordinaria grandezza che è propria di Milano.
E’ appiccicata alle sue lettere fin dal IV secolo e continuerà a brillare per sempre.
Perché Milan l’è on gran Milan!

Un caro saluto 🤗
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RISCOPRENDO NOVARA ~ Passeggiate e visite guidate alla riscoperta di Novara

Cari Amici,
condivido questo ricco calendario di visite guidate interessanti e particolari che vi condurranno alla riscoperta della città di Novara. 👀
Nella locandina trovate tutte le informazioni e i contatti.
I posti sono limitati.
Affrettatevi a prenotare!
Io e Luca vi aspettiamo! 😉

Un caro saluto 🤗
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Il museo dei cavatappi a Barolo

Cari Amici,
lo sapevate che la nostra bella Italia conserva un meraviglioso Museo dei cavatappi?
Primo ed unico nel suo genere, viene inaugurato nel 2006 in un’antica cantina accanto al Castello Comunale di Barolo per raccontare la nascita e l’evoluzione di questo semplice utensile che silenzioso continua la sua storia dentro i cassetti delle nostre case.

La collezione nasce per iniziativa di Paolo Annoni, farmacista torinese trasferitosi nelle Langhe vent’anni orsono, che raccoglie circa 1200 esemplari, di cui un nucleo scelto di 500 sono esposti in museo; provenienti da tutto il mondo, sono stati costruiti in un lungo arco di tempo, dalla metà del 1600 ad oggi.

Sorprende scoprire che il cavatappi fu inventato nel 1795 dall’inglese Samuel Henshall, utilizzando strumentazioni preesistenti e sviluppate in origine per la manutenzione delle armi da fuoco o per stappare piccoli flaconi di medicinali o cosmetici.

Tra gli esemplari esposti in museo, oltre a quelli più semplici a “T” in legno, ferro, alluminio, ottone, si possono ammirare quelli realizzati con materiali più preziosi, come corno, ebano, avorio, argento, tartaruga. Poi si segue l’evoluzione dei meccanismi più complessi, con leve, pignoni e cremagliere. Una sezione è dedicata ai cavatappi figurativi, spesso poco pratici, in forme animali o umane: interessante un cavatappi statunitense del periodo del proibizionismo che rappresenta la caricatura del Senatore Volstead, autore del provvedimento legislativo contro il consumo di bevande alcoliche.

Oltre al Museo dei cavatappi, il borgo di Barolo sorprende perché qui tutto parla di vino: a ogni angolo campeggiano le insegne dipinte delle cantine che attraggono il visitatore grazie alla presenza di uno dei vini più celebri al mondo, tanto da essere considerato per la tradizione re dei vini e vino da re. Domina l’abitato il Castello Falletti, sede dell’Enoteca regionale del Barolo e dal 2010 sede del WiMu, il Museo del vino, allestito da François Confino (autore anche del Museo del Cinema ospitato dalla Mole Antonelliana di Torino).

Un caro saluto 🤗
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Per saperne di più
http://www.museodeicavatappi.it
http://www.wimubarolo.it

Credits
Ricerca sull’enogastronomia piemontese svolta dagli allievi del Ciofs Novara
http://www.museodeicavatappi.it

Immagini
http://www.vinumalba.com
http://www.museodeicavatappi.it

Ottofile

Cari Amici,
otto sono le file di chicchi che sorridono nella parte alta della pannocchia.
Questo è il motivo per cui un prodotto autoctono del Monferrato si chiama mais ottofile.

Coltivato in Piemonte fin verso la metà del secolo scorso, il mais ottofile era conosciuto anche come la melia du re, poiché fu il Re, Vittorio Emanuele II, grandissimo estimatore di questo prodotto, ad incentivarne la coltivazione nella sua tenuta di Pollenzo.
Oggi soppiantato dall’importazione di mais ibridi provenienti dall’estero, la farina di mais ottofile è diventata difficilmente reperibile, prodotta solo da un esiguo numero di agricoltori.
Per salvaguardarne il sapore e preservare le sue molteplici proprietà nutritive, questo mais viene ancora oggi lavorato secondo i metodi di un tempo: raccolto a mano, viene essiccato al sole e macinato “a pietra naturale”.
Il risultato: una polenta eccezionale!

Un caro saluto 🤗
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Credits
Ricerca sull’enogastronomia piemontese svolta dagli allievi del Ciofs Novara

ARTE IN CASA ~ Sa védum a l’Ortiga

Murale “Agli Orti dell’Ortica”. Foto di Andrea Cherchi

“Dòpo el pont che va giò a l’Ortiga, dove ona volta gh’era on quaj praa, coi sò pegor gh’era la Rita a faj pascolà. La Rita de l’Ortiga di Nanni Svampa

Ascolta qui 👉🏻 La Rita de l’Ortiga di Nanni Svampa

Cari Amici,
vi ho già accompagnato nell’orto di mio nonno nell’articolo ORTO&ARTE.
Prima di accompagnarvi per le strade di Milano, per il tredicesimo appuntamento di ARTE IN CASA desidero parlarvi di quella che era la terra degli orti milanese, il Quartier de l’Ortiga, nella periferia est della città, al confine con Lambrate.
E’ il 1696 e per la prima volta la parola Ortica compare per indicare il nome di una celebre osteria con cascina che si trova ancora oggi nella via omonima.
Quel nome finì per identificare tutto il quartiere. Per sempre.
Non solo. Ortica deriva non dalla pungente pianta che tutti conosciamo bensì da orto, ortaglia, luogo adatto alle coltivazioni in quanto irrigabile dal fiume Lambro.
Nelle cronache, infatti, l’Ortica viene sempre dipinto come un luogo di terreni fertili, ancora presenti agli inizi del Novecento.

Nella seconda metà dell’Ottocento i campi coltivati cedettero il posto alla strada ferrata ferdinandea, inaugurata nel 1846, alla stazione intermediaria tra Milano e Monza (dismessa nel 1931) e alle industrie, quella ceramica della Richard-Ginori e quella metalmeccanica della Fratelli Innocenti.
Quest’ultima, aperta nel 1933, fu attiva soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale con il suo brevetto del Tubo Innocenti, ovvero gli snodi per impalcature, utili all’epoca della guerra per gli interventi di ingegneria “di pronto soccorso” e ancora oggi comunemente utilizzati.
Doveroso ricordare che dalla Fratelli Innocenti nacque la grande concorrente della Vespa, la Lambretta, così chiamata da Daniele Oppi poiché prodotta nelle vicinanze del fiume Lambro.

Oltre alla storia dell’Ortiga, uno degli aspetti che letteralmente adoro di questo quartiere è quello di poter camminare tra le strade di un vero e proprio museo permanente a cielo aperto, un luogo dove poter dire, semplicemente, che “qui la storia la conoscono i muri”.
Sto parlando del progetto ORME, (Ortica Memoria): a partire dal 2015, in occasione del 70° anniversario della Liberazione, il quartiere viene ricoperto con murales che raccontano la sua storia e quella della città nel corso del Novecento.
Il progetto è capeggiato da Wally e Alita, due street artists italiani che si nascondono sotto lo pseudonimo di Ortiocanoodles e che hanno fatto capolino nelle strade delle principali città europee nel 2004, prima con operazioni di stickering e incollando manifesti, poi con creazioni basate su un codice pop incentrato sull’uso della tecnica dello stencil.

Tra i murales dell’Ortiga campeggiano i volti di Alda Merini, Liliana Segre, quelli di coloro che hanno cantato l’Ortica, e alcuni l’hanno anche vissuta, come Ornella Vanoni, Enzo Jannacci, Dario Fo, Ivan Della Mea, Giorgio Strehler, Giorgio Gaber e Nanni Svampa.
Un meraviglioso graffito dedicato agli Orti dell’Ortica, per ricordare con fiori e colori il passato agricolo del piccolo borgo.
E tanti altri ancora …
Un murales non inaugurato a causa del lockdown.
Uno appena iniziato e quasi terminato dedicato al noster Domm.

Guarda il video 👉🏻 “Un assaggio di Ortica” 

Vi ho già raccontato troppo … sa védum a l’Ortiga per una visita guidata!

Presto vi aggiornerò sulle prossime visite guidate!
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Foto di Andrea Cherchi

Credits
Or.Me Ortica Memoria

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